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Concorso 2009

Concorso Parole in Corsa GTT

Numero Tre

di Marco Florio

Come ogni mattina da quasi un anno, Claudio scostava la tenda della finestra in cucina e restava lì ad aspettare il tram numero 3, sorseggiando il caffè e fumando una sigaretta. Non erano ancora le cinque e a quell’ora capitava sovente che il tram tirasse dritto senza fermarsi, ma da qualche tempo il numero 3 si fermava ogni giorno, sabati compresi, per far scendere una donna. Claudio la osservava mentre, con passo spedito, percorreva le poche decine di metri che separavano la fermata dalla fine dell’isolato. Lì la donna spariva, dopo aver imboccato il primo dei tanti vicoli che dal corso portavano al cuore della città. E’ pericoloso, pensava Claudio, è pericoloso per una donna andare in giro a quell’ora, sul tram e poi in mezzo ai vicoli del centro, chissà perché lo fa. Il lavoro forse. E’ una donna sola che si sveglia di notte perché ha un figlio da mantenere, un figlio piccolo che è costretta a lasciare a casa nelle mani di un’estranea, perché quella donna non ha scelta, è una questione di sopravvivenza, ce ne sono tante di storie del genere, pensava Claudio. Il mondo non è quello che ci raccontano, il mondo è soprattutto storie di sopravvivenza, invisibili come una donna che scende dal tram alle cinque del mattino, o forse no, quella donna esce di casa per incontrare qualcuno e lo fa a quell’ora per non dare nell’occhio, pensava Claudio, in fondo se non ci fossi io che tutte le mattine scosto la tenda e aspetto il tram non ci sarebbe nessuno a vederla scendere e subito sparire nel gorgo silenzioso della città dormiente. Glielo chiederò, pensava Claudio, vado ad aspettarla alla fermata e glielo chiedo, la vedo arrivare tutte le mattine alle quattro e cinquantacinque e mi chiedevo come mai, signora, va in giro a quest’ora, guardi che è pericoloso, potrebbe incontrare chiunque, la città è piena di malintenzionati che aspettano solo l’occasione giusta, perché una donna come lei è esattamente l’occasione giusta, una donna bella come lei, permette che l’accompagni per un pezzo? Potrei scendere ad aspettarla tutte le mattine alle quattro e cinquantacinque e accompagnarla per un pezzo, me ne starò in silenzio accanto a lei o qualche passo indietro, se preferisce, guardi che ho tempo e non c’è nessuno che mi aspetta, lo sa che io mi sveglio tutte le mattine alle quattro e mezzo e osservo la strada e il primo tram del mattino? Per fortuna che è arrivata lei, non ne potevo più di quella terribile monotonia, a quell’ora non c’è mai nessuno che sale o scende dal tram, potrei affacciarmi dopo un paio d’ore, penserà lei, ma forse non sa com’è noiosa l’umanità che si affolla alle fermate quando la città è sveglia, lei ha mai osservato la fermata di un tram alle sette del mattino? Mi creda, non c’è niente di più deprimente che osservare le persone che aspettano il tram per andare al lavoro.

I giorni passavano ma Claudio esitava, limitandosi ad osservare la donna e giurando ogni volta a se stesso che il giorno dopo sarebbe sceso ad aspettarla. Poi una mattina qualcuno bussò alla sua porta. Mancava un quarto d’ora alle cinque. Si avvicinò con cautela, accostò l’occhio allo spioncino e con grande sorpresa vide che dall’altra parte c’era una donna, straordinariamente somigliante alla sconosciuta del tram, che si guardava nervosamente intorno in attesa di risposta. Claudio aprì senza indugio e per un attimo ristette, con occhi spalancati, fissandola in silenzio e realizzando solo in un secondo momento, di fronte all’imbarazzo di lei, di essere ancora in mutande, “Mi scusi signora, la prego di entrare, torno subito”, disse goffamente. La donna entrò e dopo pochi istanti Claudio la raggiunse al centro del salotto dove lei attendeva, guardandosi timidamente intorno con le braccia tese verso il basso e le mani a stringere la piccola borsa. “Posso offrirle un caffè?”, chiese lui, e fu solo allora che la donna parlò, con voce tenue ma risoluta, libera improvvisamente dal palese imbarazzo di un minuto prima, “Una sconosciuta suona alla sua porta alle cinque del mattino, lei la fa entrare e le offre un caffè, come se fosse la cosa più naturale del mondo…”. “E’ proprio un tipo strano”, riprese lei dopo qualche secondo di silenzio, sfilandosi la pesante giacca di lana bordeaux e appoggiandola elegantemente sulla spalliera del divano, mentre Claudio si tormentava alla disperata ricerca di una parola che avesse un senso, nella prodigiosa insensatezza di quel frangente. Ma non ne ebbe il tempo. La sconosciuta gli si avvicinò di scatto, e dopo avergli accarezzato i capelli lo baciò con frenesia, in un impeto di passione smaniosa che a Claudio vennero meno le forze, e dovette appoggiarsi ad una sedia per non cadere.

Svegliandosi, Claudio allungò istintivamente la mano, ma si rese conto che nel letto era da solo. Comprese di aver sognato, e nel farlo si lasciò andare all’improvvisa, struggente malinconia del risveglio. Il sole filtrava tra le fenditure della serranda illuminando il denso pulviscolo della stanza. Guardò l’ora, erano le otto passate da qualche minuto. Si alzò svogliato e andò in cucina. Notò subito la caffettiera sul fornello e un biglietto appoggiato di fianco. Il cuore prese a battergli forte. “Sei un amante premuroso, mi mancherai. P.”, c’era scritto. Nient’altro.

La mattina dopo dal tram non scese nessuno.