Strumenti personali

Concorso 2009

Concorso Parole in Corsa GTT

Iris

di Stefano Bianchi

IRIS:in greco significa “arcobaleno”, l’unione di cielo e terra, terreno e divino. Messaggera degli dei sposa del Vento di ponente.


Mi stavo immergendo nella vasca, un bel bagno prima di andare in stazione, avevo il cellulare appoggiato su una sedia vicino alla vasca, era un continuo scambio di messaggi con lei. Parole romantiche piene di attesa per il nostro primo incontro, un incontro pericoloso e lo sapevamo bene entrambi… tutti i nostri buoni propositi di “una scopata e via” erano una farsa comune che portavamo avanti assieme per non ammettere che i nostri “scudi” (in particolare il mio) erano di cartapesta e non di acciaio temprato.

“… e tu.. tu mi hai fatto sognare” Queste parole scritte su un foglio di carta hanno reso possibile tutto. Per mesi la tattica dello scudo mi aveva suggerito di troncare i rapporti. L’amicizia e l’attrazione rischiavano di evolvere in qualcosa di indesiderato… e lei poi aveva chiaramente detto di amarmi. Ma le donne come lei, che in realtà sono angeli dimenticati sulla terra non si risparmiano, e guidate dal cuore sanno fare la cosa giusta al momento giusto, sia per loro che per gli altri. E allora alla fine di un’estate inutile la notizia della sua partenza e le parole che ho messo tra virgolette poche righe sopra e che non oso riscrivere perché il solo pensarle fa si che i miei occhi velino di lacrime esperte nello scorrere per questa causa.

Metto tutto in valigia e faccio appena in tempo ad arrivare in stazione con due ore di anticipo! Non posso fare a meno di sorridere ripensandoci. Le ore passate in treno non sono rilevanti se non per me che mi sono goduto ogni istante di un lunghissimo conto alla rovescia in cui ho potuto apprezzare a pieno la relatività del tempo. E ho ipotizzato milioni di possibili avvenimenti e varianti al nostro incontro, risultato: non ho chiuso occhio.

“Dove sei?” – “Troviamoci all’uscita sotto l’albero”. …Termini ha 8 uscite con un albero sotto un arco! Mezz’ora a cercarsi fino a quando tra un mucchio di persone la vedo arrivare, l’ho vista prima io, il borsone su una spalla e delicati movimenti con cui avanzava. Il momento in cui i nostri occhi si sono incrociati è stato un bicchiere d’assenzio bevuto d’un sorso, è andato via uno strato di nero. Ci ho messo un po’ a capire che era solo lo scudo ad essersi frantumato.

Ci siamo abbracciati e subito baciati e tutto era completo. Il cerchio si è chiuso e tutto si è fermato attorno a noi. Noi nel terzo inferiore di una composizione in cui eravamo l’unico particolare non soggetto a sfocatura gaussiana. Non eravamo al centro eravamo l’uno nell’infinitamente grande. Per tutta la vita avevo sempre avuto la sensazione di guardarmi, una scarsa sensibilità dovuta a tanti fattori ed ecco che mi trovo finalmente dentro al mio corpo a vivere in prima persona..

Posso dunque considerarlo il mio primo bacio….

Ci siamo guardati a lungo e per l’emozione le mani ci tremavano. Quello che i miei occhi hanno visto non lo dimenticherò mai.

Qualcuno prima di me ha scritto parole capaci di rendere perfettamente il senso del momento e io me ne approprio.. “.. e guardarsi era la loro casa.”

E poi di corsa a prendere possesso dell’appartamento affittato per l’occasione. La metropolitana era piena, ma anche quando si è svuotata noi eravamo incollati, baci pieni di dolcezza e passione, con le mani che senza pudore viaggiavano sul corpo dell’altra incuranti degli altri passeggeri. Rossella, la proprietaria degli appartamenti che affittavamo non può sapere quanto è stata importante per noi, se ci fossimo sposati l’avrei sicuramente voluta come testimone! Appartamento in periferia mediocre, alla parete locandina di “Vacanze Romane”, un freddo crudele. “tornerò più tardi con l’idraulico”. La porta si chiude e nel mezzo della stanza l’uno spoglia l’altra e ogni indumento che cade è una liberazione, un premio per essere riusciti a sopravvivere distanti; Dio quanto ti desidero; un passo verso il cielo. La mia voce ha detto Ti Amo lei non le ha creduto, pensava che fosse parte di un copione scritto dalla parte di me che invece era scomparsa non appena ci siamo visti. E poi è tra le mie braccia nel letto mi guida dentro di se gli occhi non smettono di parlarsi, raggiungiamo il piacere assieme, così perfetto da sembrare fantasia. Lei fumava una sigaretta ed eravamo sdraiati abbracciati sul divano di sera quando ha detto “anche io ti amo”. La voce e gli occhi spaventati e felicità mista a rassegnazione per i due protagonisti. La notte è stata densa e dolce, un miele alcolico e non so dire quante volte ci siamo svegliati per fare l’amore.

Ridiamo assieme nel letto perdendo la nozione del tempo, ridiamo per le mie facce e per i rumori, simili a fusa di un gatto, che le sue ovaie producono. Bevo birra e tequila dal suo collo, rincorro le gocce che scendono maliziose tra i suoi seni e lì mi fermo dimenticando la birra.

Lei si concede una doccia e io rimango nel letto con il viso incollato al lenzuolo nel centro del letto dove è impregnato dei nostri orgasmi, l’odore del nostro amore del nostro, mi permetto un’altra citazione, “piacere impiacentito”. Uno di noi avrebbe dovuto portarselo via e custodirlo come un abito nuziale.

Nel pieno di questa immensa gioia cominciamo a realizzare il rovescio della medaglia, il nostro weekend sarebbe finito e non sapevamo quando ci si sarebbe potuti concedere di nuovo una passeggiata in Paradiso, oramai eravamo Uno e volevamo stare assieme, una vita sola senza telefono, lettere, distanze..

Buio mentre andiamo alla stazione per separarci, buio fuori e morte dentro, lacrime.

Viaggio di ritorno durissimo passato a progettare un modo per cambiare la vita e mettere assieme il NOSTRO f u t u r o. Che se la guardiamo da un altro punto di vista tutta questa tristezza comunque mi dava uno scopo, un obiettivo da raggiungere e non è una cosa da poco.

Arrivo a Torino alla stazione Lingotto, 15 minuti a piedi da dove vivevo con mio padre, è mattina presto c’è un cielo limpidissimo e percorro una strada fatta tante volte ma tutto appare impercettibilmente sfalsato e differente ma ovviamente non sono gli alberi, la chiesa la piccola scuola elementare o la fila di negozi nella microvia con i microportici ad essere cambiati..

Questo è stato il primo incontro, ma è il secondo quello che ho adorato di più, quello più intenso più ricco di immagini e consapevolezza, Il secondo… quando ancora non sapevo che sarebbe stato l’incontro di mezzo. Tre incontri perfetti come il numero stesso.

Tra il primo e il secondo riesco già ad andare a vivere da solo.. e via un punto dalla lista del “cosa manca per stare assieme”.

Fa in tempo ad arrivare il Natale.. le mandai via posta una collana d’argento.. formava un cappio le cui estremità ricadevano sul petto.

Il secondo è stato un viaggio da fare con il cappotto pregustando una felicità che oramai conoscevo. L’amore ci faceva bene ed eravamo entrambi più belli e vivevamo due vite, una per il mondo e una solo per noi.

Rossella ci avrebbe portati all’appartamento nel primo pomeriggio e così la mattina è stata ore di desiderio sempre più compresso con sempre meno tempo prima dell’inevitabile esplosione…

“se non le dispiace prenderemmo volentieri quel tavolo laggiù… sa ha una bella luce…” “Prego accomodatevi” … incauta cinesina. La salettina a destra del corridoio aveva 5 o 6 tavoli, noi eravamo addossati alla parete, decentrati dall’entrata in un delizioso tavolino intimo e non eravamo uno di fronte all’altra ma quanto più possibile vicini e cercavamo di mangiare, ma le posate cadevano in continuazione e la mia mano toccava il suo punto più intimo mentre vedevo nei suoi occhi lo stesso desiderio che era in me. Quell’espressione è una delle immagini private che più mi sono rimaste impresse.. languido erotico incisivo come un morso umido e tuttavia completato da quella luce bianca che era parte della sua anima. Aveva tanti sguardi diversi che agivano su diverse parti di me.. alcuni volevano eccitarmi, altri farsi dire Ti amo, altri dirmelo, altri farmi ridere, altri farsi perdonare, altri capirmi e darmi il più forte degli abbracci, ma tutti.. per quanto diversi, tutti mi lasciavano sempre sul punto di piangere di commozione. Chi ha amato può ben capire la sensazione, chi non la capisce dovrebbe pregare di innamorarsi veramente.

In quei giorni in tutti questi pensieri e in tutta la forza che quel vivere mi dava sentivo l’infantile e globalmente comune desiderio e la possibilità di cambiare il mondo.. che stupido.. a posteriori capisco che quel genere di forza va usata non per cambiarlo, ma per conoscerlo, per Ascoltare e Vedere.

Comunque… non ricordo proprio cosa ordinammo quella volta…

Zona ricca di Roma questa volta, appartamento prestigioso appartenuto ad una famosa voce del cinema. Otto stanze dall’atmosfera dannunziana che mi avrebbero dato altre immagini e altri ricordi. Erano passati tre mesi dall’ultima notte assieme.

Anche in quel caso non potemmo trattenerci e nel letto ci demmo tutto l’amore che sentivamo.. ci liberammo di quegli ingiusti mesi lontani.. lo facemmo guardandoci negli occhi…eravamo stanchi per il lungo viaggio ma lo facemmo con rabbia.., per tutto.. per la frustrazione del non avere i mezzi per cambiare la situazione ( adesso so che i mezzi non erano importanti.. bastava prendere delle decisioni e portarle avanti con coraggio). Fare l’amore ci spossò, ma si portò via tutto e ci fece di nuovo sentire leggeri.

E dopo… dopo lei dipinse il mio più bel quadro. Illuminammo il bagno con le candele e facemmo il bagno assieme in una grande vasca con acqua caldissima.. un bagno molto lungo. Lei sdraiata contro di me, il mio viso nei suoi capelli e il nostro respiro che viaggiava assieme. Ogni tanto ci baciavamo.. con delicatezza per non muovere troppo l’immagine, e i baci lasciavano sulla pelle un piccolo brivido freddo in contrasto con la temperatura del mare di schiuma in cui eravamo immersi. Tutto questo lo vedo come se fosse filmato.. la telecamera entra già orientata verso la vasca che poggiava sulla parete destra..si sofferma sulle nostre mani con l’immagine che trema per la luce imprevedibile delle tante candele.. le mani si muovono piano, le mie accarezzano le sue braccia e le sue spalle.. e le sue mani mi stanno dietro sempre con un certo ritardo. Non inquadra mai i nostri visi perché l’espressione che avevano era il riflesso di un’emozione non ripetibile artificialmente. Una grande pace.

E poi lei seduta nella vasca mentre le sciacquavo i lunghi ricci.. era un gattino sotto l’acqua corrente di un rubinetto.. gli occhi chiusi strettamente con le mani a proteggerli. E una schiena perfetta di pelle ambrata rivestita di lunghi fili di seta castano rossicci. La pressione delle mie mani lasciava impronte su di lei. Forse avremmo dovuto ucciderci in quella vasca così saremmo scampati all’epilogo… ma se puoi avere anche solo un altro attimo di gioia difficilmente ti ammazzi....  e ora che siamo nell argomento...non avresti mai pensato di poter morire vero? Non ne parlavamo mai. pensavamo solo a divertirci e onorare la vita. eravamo una coppia da far invidia e quando camminavamo avevamo sempre sguardi addosso, tu dicevi che guardavano me, io dicevo che erano fissi su di te e che quelli rivolti a me erano solo invidiosi del mio potere su di te.

D'estate ubriachi e seminudi in centro ad ammiccare alle persone, tu con l'immancabile etichetta di birra attaccata al braccio. E poi a casa, una volta chiusao il mondo fuori, ci buttavamo nel letto o dove capitava.

Una cosa è certa: ce ne fregavamo di tutto e di tutti. Esistevamo sempre e solo noi e questo mi riempiva di orgoglio. Sapevi amarmi davvero bene, non erano solo parole.

A posteriori sembra che avessimo intuito che qualcosa avrebbe interrotto il nostro cammino assieme e proprio questa intuizione ci portava ad intensificare e vivere tutto senza sprechi o soste inutili.

Ogni tanto avevi i tuoi soliti dolori ai reni ma oramai ci eravamo abituati e un thè caldo, il letto e un pò di attenzioni li facevano andare via.

Poi sei andata via tu, ma non l'avevi programmato, l'ho visto nella tua espressione stupita. . mi sei caduta addosso e io ho visto che la tua anima ti veniva strappata via dagli occhi.

Forse se fossi stato veloce sarei riuscito a riprenderla... almeno per dirci qualcosa...

Per anni ho avuto il rimpianto per le tante parole non dette e infatti adesso parlo e me ne frego se rischio di essere noioso .. io so cosa significa non avere più l'occasione.

Dopo sono successe tante cose, ma non voglia di parlarne. Quando ho smesso di soffrire per la tua morte mi sono sentito in colpa; per certe cose pensavo si dovesse soffrire in eterno.

Quando ho cominciato a non ricordare più nitidamente il tuo aspetto e i dettagli che ti rendevano unica ho provato tristezza.

A distanza di anni riesco a scrivere e a parlare di te.

Susciti gelosia e invidia ancora ora... e questa cosa fa davvero ridere.

Quando le situazioni si complicano, le persone non mi capiscono o mi trattano male ingiustamente, insomma.. quando ho "i vermi nel cervello" (espressione tua) penso a te e mi chiedo: come mai tu capivi anche i miei silenzi e mai mi hai fatto male?

Spero che lassù in cielo tu abbia di fianco un angelo molto più alto di te... così poi mi racconti quanto è fastidioso dover guardare sempre in alto!!