Come ogni mattina verso le sei e mezzo Peter aprì
gli occhi e il suo primo pensiero gli apparve sot=
to forma di domanda: ma perché non sono morto duran=
te la notte? Sentiva spesso notizie di altri barboni
come lui che morivano durante il sonno e li aveva
sempre invidiati. Passare dal sonno alla morte, che
bellezza! Forse poteva anche succedere durante un
sogno, si diceva spesso Peter, e quello sarebbe stato
davvero il massimo, ma a lui sarebbe bastato riuscire
a morire senza dover aspettare quel momento con gli
occhi spalancati a fissare il soffitto di un ospeda=
le o quello pieno di cavi di acciaio della stazione
dei treni. Un suo amico, Pino, era morto proprio
così soltanto qualche settimana prima, e la cosa
l'aveva particolarmente toccato. Come tanti altri
barboni, Pino, che da giovane aveva fatto il pugile,
anche con discreti successi, dopo un periodo di forte
depressione aveva abbandonato la famiglia e aveva de=
ciso di vivere in strada. Da parecchi anni dormiva
accucciato su dei cartoni alla Stazione Centrale
di Torino Porta Nuova e fu proprio lì, alla stazione
che Pino, ex pugile, era morto solo due domeniche
prima, mentre dagli autoparlanti una voce metallica
ricordava ai passeggeri che mancavano solo pochi
minuti alla partenza dell'Interregionale Roma-Padova.
Peter si sollevò e si sedette sulla panchina. La testa
era un alveare di api impazzite e una forte fitta
alla schiena lo obbligò a rimanere piegato da un lato
per qualche minuto. Il risveglio era per Peter il
momento più duro di tutta la giornata.Doveva richiamare
a sé quel poco di forze che gli rimanevano e riuscire
a sconfiggere quel battaglione di pensieri velenosi
che appena apriva gli occhi lo trascinavano verso
luoghi bui e micidiali. I sogni generalmente lo por=
tavano a vivere una vita completamente diversa, una
vita dove lui, Peter, era un uomo rispettabile, pieno
di vita e di idee, ma al risveglio doveva, che lo volesse
o no, fare i conti con la sua vera identità. O con quello
che ne rimaneva. Cercò di alzarsi ma ricadde stremato
sulla panchina. Presagiva che non sarebbe stata una
giornata facile. Faceva un freddo boia, paralizzante, ma
la cosa peggiore era quel senso di vuoto e di irrealtà
che lo circondava. Quasi come un.... Sì,come un sogno!
Si guardò intorno e quello che vide non gli piacque per
niente. La piazza era completamente deserta, non c'era
una sola persona, nè cani, nè colombi. Niente! Guardò
sotto i portici, nelle strade che costeggiano la piazza
e anche lì stessa storia. Tutto era avvolto da una miste=
riosa immobilità, solo la sua presenza sembrava stonare
in quel quadro. E il silenzio! Un silenzio totale, di=
sarmante. Peter ebbe paura. Si alzò nonostante il dolo=
re alla schiena fosse insopportabile e si diresse a picco=
li passettini verso la fontana.Il getto d'acqua fece un
rumore che echeggiò nella piazza intera. A Peter vennero i
brividi.Mise le mani a forma di coppa e avvicinò la testa.
L'acqua era gelida. Ripeté l'operazione più volte sempre
con gli occhi chiusi,con un gelo nello stomaco che non ri=
cordava d'avere mai provato. Poi aprì gli occhi e lo spet=
tacolo che aveva di fronte non lasciava spazio ad alcun
dubbio: o era impazzito o quello non poteva essere niente
altro che un sogno.Il colore dei palazzi ottocenteschi che
delimitavanola piazza era diventato di un rosso porpora,
il cielo,verdino con delle sfumature di viola e al centro
della piazza vide una cabina telefonica di stile inglese,
con le pareti fatte di piccoli vetri quadrati. A Peter ri=
cordò qualcosa.Dove l'aveva già vista? Mentre si avvicina=
va,con passettini corti e doloranti e gli occhi fissi sul=
la cabina, sentiva di essere vicinissimo a un qualche
tipo di rivelazione. Mancavano pochi passi ormai quando
Peter sentì una voce che lo chiamava dalla parte opposta
della piazza.
Un uomo con una folta barba grigia e un cappotto dello
stesso colore,lo stava salutando con il palmo della mano
aperto che si muoveva come al rallentatore da una parte
all'altra.Malgrado Peter non avesse mai visto quell'uomo,
quella figura immobile gli parve tutto a un tratto immen=
samente familiare,immensamente vicino a lui. Sollevò a sua
volta la mano e per parecchio tempo i due uomini rimasero
così,con le mani sospese nell'aria in gesto di saluto.
Col cuore pieno di mistero Peter credette di salutare
se stesso.
Alle nove di quella stessa mattina, un'autoambulanza si av=
vicinò con le sirene spente e a grande velocità verso Piazza
San Carlo.Già da lontano, ancora prima di scendere, nono=
stante i soliti curiosi stessero circondando il corpo, i
due paramedici lo videro sdraiato sulla panchina, con la
bocca spalancata, come chi viene colto da un improvviso e
incontenibile stupore. E' un barbone, disse uno sottovoce.
Deve essere morto durante il sonno, rispose l'altro.
Già, e a grandi passi si incamminarono verso la panchina.
