Non parlare al guidatore. Reggersi agli appositi sostegni. Veicolo disinfestato il 23/03/09... Non so perchè la mia testa si distragga con queste frasi scritte mentre invece dovrebbe pensare ad altro, ma giuro che adesso è il massimo che riesco a fare. Dovrei pensare a cosa dirle, a come dirlo o anche solo alla faccia che dovrei mostrarle. In fondo non sono arrabbiato, ha fatto le sue scelte, condizionando le mie, ma tutto questo era parte del gioco; lo sapevamo entrambi solo non ce l'eravamo detto.
Arrivò a casa un sabato sera, due valige sbiadite e una borsa da vecchia signora che poi con il tempo avrei odiato. Sono tanto stanca ma non sono mai stata così felice, disse sulla porta ed io la abbracciai, ma sapevo che non saremo più stati gli stessi. Quello non sarebbe stato il solito week end di passione e tenerezze cui eravamo abituati, quello era l'inizio della fine.
Avevo preparato una cena di benvenuto che mangiammo più tardi, riscaldata al microonde, la sua passione incontenibile ci trascinò subito sul divano: odorava di vecchi autobus e di donna innamorata e tutto questo mi dava piacere e fastidio. Mi ami, mi chiese, sei contento che adesso non ci separeremo più amore?
Io pensavo alla panna dei gnocchi che freddando troppo non sarebbe più stata buona e non risposi nulla, la guardai sorridere e aspettai che mi prendesse la mano.
Un lunedì mattina mio fratello venne a casa a portare un televisore che gli avevo dato da riparare. Usò le sue chiavi per entrare, mise la tele sulla mensola e non si sarebbe neppure accorto di lei se non fosse stato per quel mugugno che sentì arrivare dalla camera. Fu allora che la vide per la prima volta, nuda e assonnata, fu allora credo che se ne innamorò. Matilde non si accorse di nulla, si rigirò e riprese a dormire.
Ti ho portato la televisione, mi disse al telefono, funziona bene adesso, provala quando arrivi a casa. Lo ringraziai e chiusi, non mi ricordai che lei era a casa e lui non mi chiese nulla.
La prima settimana nella nuova città al spese inviando curriculum a varie scuole; comperava settimanali di inserzioni e passava i pomeriggi cerchiettando numeri telefonici che mai chiamava; non voleva aiuto,sapeva di valere e voleva dimostrarlo con caparbietà a me e a sua madre che, tutte le sere puntuale telefonava immancabilmente chiamandomi signore. Dopo qualche sera smisi di rispondere ad una certa ora poichè sapevo che non era pe me.
A volte lei di notte piangeva, così senza motivo; mi svegliavo e lei era tirata su contro la testiera, un fazzoletto in mano e gli occhi rossi. Che c'è che non va tesoro? Niente, devo solo ambientarmi, oppure mi manca mia madre, di parlare non sentiva bisogno.
Poi ci fu la gita al lago, non eravamo mai usciti dalla città sino a quel giorno, a lei piacque molto tutto quel verde e quella pace ma dopopranzo pianse di nuovo.
Fu quando tornai dalla trasferta che venni a saperlo, la sera prima della grande sfuriata senza motivo, ma io allora non potevo capire.
Mi sei mancato tesoro, mi disse sulla porta, io la baciai, aveva la bocca che sapeva di lei e di salsa, le mani fredde che sul mio viso mi fecero sollettico. Anche tu risposi, anche tu, ma non mi venne altro da dire, pensavo che quel bacio bastasse.
Poi a tavola propose un brindisi e brindammo. Cosa festeggiamo chiesi sorridendo, il ritorno dell'eroe? No, rispose, sono incinta!
Passarono giorni tesi dopo il litigio, si era rotto qualcosa forse, oppure si era perso ma lei era cambiata, era forte adesso, non piangeva più.
Vado da mia madre due giorni, mi disse una sera ed io fui felice; adesso la mattina cantava spazzolandosi i capelli davanti alla specchiera e sapeva sempre di buono, sentivo di amarla e tanto mi bastava. Il sabato partì col suo figlio in grembo, la mia speranza cresceva lenta al buio dentro di lei ma da fuori in nulla era cambiata.
Quella sera, al solito orario il telefono squillò, mi drizzai sul divano e come d'abitudine non risposi. Lasciai squillare a lungo; sapevo chi era e attesi che smettesse poi, cambiai canale alla tele e misi i piedi sul tavolino.
Non seppe mai della telefonata, non glielo dissi neppure quando mi raccontò come stava la madre, la guardai recitare la parte e sentii la mia solitudine impotente.
Quando nacque Danielino non mi stupì trovare mio fratello all'ospedale. Era arrivato prima di me con sua moglie, vennero incontro per salutarmi. Lei era euforica, ballava quasi sulle sue corte gambe e mi stringeva, lui guardava altrove ed era a disagio. Poi un infermiera mi fece entrare in stanza, lo chiusi fuori e lo feci uscire dalla mia vita.
Adesso lei abita qui vicino, una bella casa che lui paga per la sua felicità. Matilde è un po' ingrassata mi hanno detto, ma è una madre felice. Dovrei scendere adesso, è questa la fermata, ma non so ancora quello che dovrei dire e il silenzio sarebbe un rischio che non posso correre...
Scenderò al capolinea anche stavolta... Sarà aperto il ristorante là vicino?
Concorso 2009
Concorso Parole in Corsa GTT
Da un capolinea all'altro
di marco chinaglia
