Lo ricordo ancora come fosse oggi.
La vidi ridere e scherzare con gli amici, il suo sorriso mi colpì, i suoi occhi splendevano e il suo corpo emanava calore.
Pensai che avrei fatto di tutto per conoscerla, ma la timidezza mi bloccava.
Il giorno seguente sciavo sulle magnifiche piste di Cervinia quando vidi una ragazza in difficoltà, uno sci si era staccato dallo scarpone. Immediatamente mi fermai, non feci in tempo a formulare la più banale delle frasi "Tutto a posto ?" che la mia lingua si bloccò, e i miei occhi rimasero a fissare lei, la ragazza che il giorno prima mi aveva conquistato con il suo sorriso.
Fu lei, vedendomi come ipnotizzato a chiedermi se andava tutto bene. Le sue parole, la melodia della sua voce mi svegliarono da quello strano torpore. Tornai in me, mi presentai, le sorrisi e l' aiutai. Purtroppo l' attacco dello sci era irrimediabilmente rotto e quindi mi offrii di togliermi gli scii e accompagnarla a piedi lungo la pista. Il percorso si mostrò più ostico del previsto, ma l' andatura ridotta mi permise di prendere confidenza con lei, con Sara .
Quando arrivammo al paese, tra noi era nata incredibilmente una bella sintonia e ci ripromettemmo di rivederci il pomeriggio.
Dal momento del distacco iniziai a contare i minuti, i secondi che avrei dovuto attendere per rincontrarla.
Finalmente eravamo di uovo insieme, il suo sguardo, pieno di vitalità ed entusiasmo, mi confermava quanto anche lei fosse felice di rivedermi.
Dal quel giorno la nostra intesa crebbe, così come l' affetto che presto si trasformò in amore.
L' anno seguente ci sposammo e la nostra avventura insieme iniziò.
Tutti gli anni a Natale tornavamo lassù, dove il nostro amore era nato, per ricordare i momenti felici, la passione vissuta insieme e la prima volta che facemmo l' amore .
Anche lo scorso Natale eravamo lassù. Eravamo in una piccola baita con gli amici. Ci divertivamo e la notte di Vigilia passava lieta. La mia passione per la neve, mi portò ad isolarmi per accucciarmi davanti ad una piccola finestra dove vedevo il panorama bianco.
Un vento gelido sferzava sui vetri fischiando attraverso le fessure della baita, rendendo ancor più suggestivo e sinistro il clima.
Dovevamo prepararci per raggiungere la piccola chiesetta dove avremmo assistito alla Santa Messa della notte di Natale.
Il freddo era pungente e iniziava a nevicare. Lo scenario era unico, in fila indiana procedemmo attraverso uno stretto sentiero.
Arrivammo appena in tempo, gli uni accanto agli altri ci sedemmo in raccoglimento e preghiera.
Al termine della funzione la nevicata era diventata una bufera e al suolo era già notevole il manto di neve caduta.
Strinsi la mia Sara, lei mi guardò con intensità sussurrandomi "Cerca di non stancarti troppo, quando arriviamo pretenderò da te coccole e calore!", mi sorrise con fare malizioso e, come il primo giorno il suo sorriso mi inebriò.
Iniziammo la discesa verso la baita, il percorso si era fatto insidioso e scivoloso.
La visibilità era pessima e la neve come piccoli aghi pungeva il viso.
Tenevo stretta a me Sara, cercavo il suo contatto.
All' improvviso persi la sua mano, come se qualcuno me l' avesse portata via, come se mi fosse stata strappata. Sentii un urlo........
Sara era scivolata nel precipizio che costeggiava il sentiero.
Mi mancò il respiro, sentii le gambe tramare. Urlai, la chiamai, mi gettai a capofitto lungo la parete scoscesa.
Sara non c'è più, Sara è tornata alla montagna, la montagna che me l' ha donata.
Torno ancora lassù, per ricordare, per ricordarla, per rivivere i momenti felici che la vita ci ha donato, e per sentirmi più vicino al cielo, più vicino a lei.
