Si chiamava Pinuccio e forse già nel suo nome c’era qualcosa che lo legava alla vita di un albero. Tutti, infatti, lo chiamavano Pino e, a dir la verità, questo nome non gli piaceva affatto. Soprattutto quando già si vedeva un importante avvocato. Non poteva permettersi un nome così poco altisonante, come mimino avrebbe dovuto chiamarsi Gianmassimo o Gianvittorio. Si sarebbe accontentato di Gianpino, ma per tutti era Pinuccio detto Pino.
Pino aveva imparato fin da piccolo che tutte le persone e le cose hanno un nome proprio e che i suoi amici erano Geronimo detto Geranio, Rosella detta Rosa, Arianna detta Aria e così via. Parlare con qualcuno senza sapere il suo nome era per lui imbarazzante come chiedere informazioni stradali ad un passante. Gli succedeva con le persone soprattutto. Ma anche con le cose e sicuramente con quelle della natura.
Se ne era convinto un giorno passando davanti ad un grande olmo.
‘Mamma, come si chiama questo albero?’
‘Si chiama Olmo’.
‘Ma è l’unico sulla terra?’
‘Non credo proprio amore mio!’
‘Allora lo chiamerò Olmo detto Elmo, per non confonderlo con gli altri’ pensò Pino.
‘Ciao Elmo’ disse allora Pino.
‘Ciao Pino!’ disse allora Elmo. O questo è quello che pensò di aver sentito Pino visto che la mamma non si accorse di nulla.
Pino cercava di conoscere tutti i nomi degli alberi che incontrava andando a scuola, sulle vie che lo portavano in palestra dove faceva basket e dalla nonna che, fortunatamente, non abitava nella città di Torisì, ma in collina dove gli alberi erano molto più numerosi: c`era Pero detto Spero, c`era Abete detto Abate, c`era Leccio detto Laccio e così via.
Pino non era mai solo perché sulle vie che percorreva riconosceva tanti busti amici e poteva fermarsi a parlare immaginando fosse tutto vero. Anche quando prendeva il bus poteva salutare i suoi amici perché si sa, tra semafori, fermate e rallentamenti, c`era il tempo anche per due chiacchiere e un caffè insieme.
Finchè un giorno la mamma gli disse: ‘Sai Pino, tra pochi giorni ricomincia la scuola. Ora che andrai tutti i giorni in centro a Torisì ti hanno fatto un regalo: non dovrai più camminare, aspettare il bus, vagare per le vie della città. Aprono la metropolitana!’. In realtà Pino ricordava cosa fosse la metro ben poco. Solo un lontano ricordo di Milasì, forse un po`annebbiato.
Venne il primo giorno di scuola: zaino nuovo, abbonamento nuovo, metropolitana nuova. ‘Profonda e profondamente grigia’, pensò subito Pino. Bastavano venticinque minuti e da Senzalegno raggiungeva il suo liceo di Torisì. Ma erano venticinque minuti tristi e senza vita: solo facce assonnate, un tunnel grigio senza colori e senza stagioni!
Un giorno in superficie Pino confidò la sua insofferenza a Spero nel giardino della nonna. Pino era convinto di trovare la sua comprensione, ma, non appena cominciò a lamentarsi, si sentì dire:
‘Sei matto? Non sai che fortuna ti è capitata! Noi alberi abbiamo le radici che ci tengono ancorate alla terra mentre tu puoi muoverti come una formichina che vive sottoterra e segue il suo tunnel. Dovrai raccontarmi tutto quello che vedrai e sentirai in quel mondo sottoterra ogni volta che verrai a trovarmi’.
Da quel momento Pino capì il suo errore. Poteva scoprire un mondo nuovo, bastava un po`di fantasia che lo trasformava da Pino in Topino! Immaginandosi un topino curioso scendeva sottoterra, cercava il suo sentiero e viaggiava alla velocità della luce. Tutto questo incontrando tanti personaggi che a volte sorridevano ed altre dormivano, che a volte correvano ed altre aspettavano, che a volte si arrabbiavano ed altre si innamoravano. Naturalmente tutti avevano un nome: Vittore l`ascensore, Loretta la macchinetta, Gianbattista il finto autista e così via.
Di questo mondo poteva raccontare ai suoi amici e soprattutto a Spero. E Spero, a sua volta, gli raccontava come era la vita sotto al cielo e in mezzo agli uccellini che volavano tra i suoi rami. E invitata anche Pinuccio detto Pino trasformato in Topino a volare tra i rami come un Apino (un cucciolo di ape solo nella fantasia).
Ma questo è un altro mondo e un`altra storia. Che ognuno può inventare perché basta l`immaginazione.
