Un cerchio di fuoco, pian piano, si alza dalle profondità del mare dello stesso azzurro calmo del cielo. Le cose prendono forma non appena il primo raggio le raggiunge. La campanella suona, nel silenzio della notte che si allontana... qualcosa sta per arrivare. Pochi secondi di silenzio e poi il rumore del treno un puntino nero che appare dalla collinetta appena risorta. Una schiera di posti a sedere blu tra due pareti grigie. Matteo sceglie quello che gli permette di osservare il mare, la sua ossessione inguaribile. La valigia piena di roba: indumenti, qualche libro, l’attrezzatura da sub. Il sole, adesso, appare nella sua perfetta circonferenza pronto a partire per il suo viaggio quotidiano. Il treno si ferma ad ogni stazione. Matteo si prepara deve prendere la nave per raggiungere l’altro pezzetto dell’Italia. Il mare adesso somiglia ad una vasca vibrante di vita, la superficie un immenso specchio che riflette le attività degli uomini incuranti, però, di quello. C’è un punto preciso raggiunto il quale è possibile respirare l’odore del mare che si mischia a quello del luogo da cui ci si allontana e ancora a quello verso cui ci si avvicina. E’ questo l’unico ponte che unisce da sempre due opposte sponde. La nave inizia a virare e appare una donnina vestita d’oro ai piedi della quale due braccia di cemento sono lì per accogliere naviganti di ieri e di oggi. Un raggio di sole illumina la statua che tiene tra le mani una lettera antica a dimostrazione che le parole non sono sempre vane. Due grosse corde vengono allacciate ai chiodi arrugginiti ben piantati nel cemento; la pedana di ferro inizia ad abbassarsi e si blocca appena incontra la terra. La nave stracolma di pendolari si svuota per accoglierne altri che viaggiano in direzione contraria. Tra quella folla, Matteo incontra gli occhi di chi non ha mai smesso di cercare: Alis. I due si fermano, contemporaneamente, come catturati in un’altra dimensione e tutto intorno a loro tace. Si sfiorano e i loro pensieri si urtano. Non dicono una parola, ma sentono un solo battito che rimbomba nelle loro orecchie. Il tempo riparte e il passato riemerge pungente: avevano deciso di lasciarsi, ma ciascuno aveva tenuto per sé l’essenza dell’altro appiccicata addosso, gli occhi si perdono tra la folla in fermento. Si allontanano, allora, sul viso di entrambi rimane un sorriso incerto, nel cuore una timida speranza. Adesso Matteo è nella sua camera, ha appena ricevuto un messaggio: “Guarda dentro la tasca della tua giacca e poi fuori dalla finestra”. Matteo apre subito la finestra, ma fuori non c’è nessuno, allora prende la sua giacca e corre sotto, dentro la tasca un biglietto: “Viaggiare soli a volte ci costringe a sperare in un percorso alternativo, io avrei voluto essere il tuo!” Matteo urla:” Alis, dove sei?” E lei:” Sono la brezza leggera che accompagna i tuoi sogni… svegliati, Matteo, farai tardi a lavoro anche oggi!”
