Mi piace viaggiare in tram. Il tram è un mondo a sé, i sedili in legno, il suo rumore caratteristico, la scampanellata quando scorge qualche pericolo. Sul tram sto bene, mi rilasso e osservo le persone che mi circondano. Sono mesi che prendo sempre alla stessa ora il mezzo su rotaie, il carico è sempre, pressappoco, lo stesso. I ragazzi stanno in fondo parlano ad alta voce di fantacalcio (mi pare si chiami in tal modo) , di acquisti di campioni del pallone in fantaeuro, di partite di calcio virtuali. Qualche volta esce l’antagonismo, che stento a comprendere, Toro- juve ( juve, ho usato l’iniziale minuscola perché tifo per il toro). Qualcuno di loro ha i capelli rasati, altri con un ciuffo tipo galletto amburghese questi ultimi sono ridicoli ma loro non lo sanno anzi ritengono d’essere all’ultima moda. D’inverno sono imbacuccati con giubbotti, sciarpe guanti e berretto di lana, appena spunta un timido sole spuntano magliette, jeans a vita bassa, cavallo a metà ginocchia e mutande a vista: tutte le marche di intimo viaggiano in tram.
Questi giovani parlano, parlano a volte tralasciano gli argomenti di routine per criticare gli insegnanti, ridono del loro abbigliamento, imitano i loro tic, li prendono in giro perché hanno il cellulare dell’età della pietra ( stanno parlando di me?), li criticano per la loro mania di dare i voti. Non capisco perché i ragazzi sono allergici ai voti e soprattutto alle insufficienze!
Le ragazze in gruppo a parte, ben distanti dai ragazzi, hanno altri argomenti: palestra, taglio dei capelli, trucco, profumi particolari e d’abbigliamento, ma soprattutto di maschi: D. ha un bel sedere, G. ha un fisico della madonna, F. me lo farei, S. ha delle dita grosse come degli zucchini,V. ha degli occhi che ti filmano l’anima, N. è fuori come un balcone, T. se la tira, e così via.
I commenti sono più o meno gli stessi dei miei tempi, però, e c’è sempre un però, erano i ragazzi a farli. Se ricordo bene, era il nostro argomento preferito!
Le ragazze sia in inverno che d’estate hanno l’ombelico fuori, e non solo quello. A volte anche quelle che ai miei tempi e forse ancora oggi chiamano le maniglie dell’amore: adipe al vento. Nessuno ha il coraggio di dir loro che è brutto vedere la ciccia che esonda?
Una cosa maschi e femmine hanno in comune ( oltre l’orecchino): l’orecchio occupato da un auricolare. Se lo levano solo quando ricevono una telefonata, spesso, invece che su un tram sembra d’essere – ve le ricordate, qualcuna resiste ancora – in una cabina del telefono. Parlano, parlano ad alta voce, non gliene frega nulla se gli altri cinquanta o sessanta passeggeri ascoltano la telefonata. Questa telefonata è vera, l’ho ascoltata in diretta ( non si dovrebbe fare ma io l’ho fatto ugualmente). Ovviamente sentivo la ragazza, ( nonostante fosse gennaio e non ci fossero più di due gradi aveva jeans vita bassa con l’ombelico a vista) che era seduta davanti e s’era messa a parlare al cellulare con una sua amica ( che purtroppo non potevo sentire).
“ Ciao, dove sei?”
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“ Due palle, sto andando a scuola sono sul tram”
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“ Ieri sera? Lascia perdere una delusione”.
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“ Sì, sono uscita con G. “
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“ Già proprio quel figone”
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“Sì, era la prima volta, ma non c’è niente da invidiare”.
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“ Sì, siamo andati in pizzeria”.
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“ Vicino alla cremagliera per Superga. Birra e pizza. Era tenero, carino, mi guardava come se fossi l’unica donna al mondo, pensa, mi versava persino da bere”.
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“ Sì, sì, per carità, niente da dire era bello. Poi siamo usciti, mi ha messo un braccio attorno alle spalle e io gli ho messo una mano nella cintura dei pantaloni.
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“ No, non gli ho messo una mano sul sedere, anche se quasi quasi”
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“ Siamo andati in parcheggio e siamo saliti in macchina per andare al cinema”
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“Siamo andati a vedere …………. “( il tram ha fatto una brusca frenata e ho perso il titolo del film)
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“ Ma sì, durante il film mi ha messo una mano sulla gamba e accarezzava i jeans”
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“ Lo stesso”
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“ Macchè maialina. Aspetta poi siamo usciti e mi ha proposto di salire da lui così mi poteva dare l’ultimo cd di Tiziano Ferro”
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“ Macchè maiale. Aspetta. Siamo entrati nell’androne, sull’ascensore mi ha baciata per tutto il tempo della salita, poi siamo entrati in casa. La casa era vuota perché i suoi erano in montagna.
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“ Un corno! Ero lì disponibile, il cretino ha preso il cd e m’ha accompagnato a casa”
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“ Proprio così, se non m’avesse baciata sull’ascensore direi che è un frocio”
Arrivato alla mia fermata, avevo avuto la tentazione di non scendere per non perdere il seguito della telefonata ma non l’ho fatto. Mentre mi alzavo un giovanotto seduto dietro di me aveva commentato: “ più che un frocio un bel pirla!”
Mi tornano in mente le parole di una canzone di Vecchioni:” Giovane fui nel tempo che le ragazze non la davan mai”. Purtroppo quelli erano “ i miei tempi”.
Come insegnante di religione non dovrei dirlo ( fate finta che non l’ho detto) ma secondo me un po’ pirla G. lo era! Oppure era solo uno che gli piacevano i jeans: li accarezzava.
