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Concorso 2009

Concorso Parole in Corsa GTT

Fiori viola

di Marco Annicchiarico

Ci sono fiori viola sul balcone, l'ho notato questa mattina.

Il sole disegna ancora le loro ombre sulle piastrelle e alcune formiche si fermano sull'orlo, come se in quel momento fossero arrivate al limite del mondo.

"Dovresti pulire tutti i giorni il balcone", mi hanno detto.

"Sì", ho detto. Forse dovrei pulire tutti i giorni il balcone.

Ma le formiche non danno fastidio e nemmeno i fiori che restano a terra.

A dare fastidio sono le ombre, il riflesso che viene deviato dal vetro.

La chiamano Primavera e con questa scusa hanno tagliato gli alberi.

Prima, allungando la mano, potevi accarezzare le foglie.

Ora, quella mano resta sospesa a tagliare l'aria, con un gesto che non sa capire.

Dicono che il prossimo anno saranno di nuovo in fiore, saranno di nuovo da guardare.

Io intanto lascio chiuso il balcone.

Perché adesso sono riflessi e ombre che non dicono niente, come quel gesto.

 

Ci sono fiori viola sul balcone e giorni che non iniziano mai, che se ne stanno dietro lancette nere o colorate, in attesa di qualcosa che sia in grado di cambiare le risposte.

Il risveglio è sempre dolce dopo il sogno.

Tu sai come succede. Forse sai anche il perché.

Con lo sguardo ho cercato la nostra panchina.

Il colore in certi punti è diventato ruggine e il verde resta solo nella mente.

A volte è così difficile. E chiudere gli occhi è un rischio, ci si perde.

Le stelle ancora indicano la strada, la tua quale sarà adesso?

 

Ci sono fiori viola sul balcone e anche vicino al leone grigio, quello alla fine dei binari.

Non c'era nessun treno in partenza e nessun nodo da sciogliere.

Come se niente fosse, ho ripreso a camminare, senza più seguire il muro della ferrovia.

Stare a distanza, una via più in là, come se allontanandomi potessi riuscire a vedere quel muro.

Ogni tanto il rumore di un treno e poi i vagoni, da immaginare, con facce che non scoprirò mai.

E ti chiedi se sei sceso o se forse non sei mai salito su quel treno.

Le strade iniziano a macchiarsi di pioggia e così pensi a quel leone che tra poco sarà grigio d'acqua.

La strada verso casa è sempre un viaggio senza binari.

 

Ci sono fiori viola sul balcone e Milano è calda.

Odora di cemento e nuvole disperse. Poco più in là, di notte, le stelle.

Ma ci vogliono un altro cielo e altri pensieri per poterle vedere.

Di giorno, sotto il sole, Milano è l'asfalto che scotta, che si disegna di orme sul marciapiede, mentre la strada porta fuori città e non lascia traccia.

Alle spalle trovi sempre qualcuno che segue, qualcuno che odia pedalare in salita e ti guarda distratto.

Io continuo a camminare dritto, sfidando la stanchezza delle ombre.

E intanto penso alle case che affacciano sulla ferrovia, che d'inverno hanno tutte la stessa facciata di gesso e di vento.

La pioggia, con il tempo, ha lasciato su ogni lato una macchia scura, come un livido nella loro anima di pietra.

Io passo davanti, nascosto dal riflesso di un vetro, fra questi muri composti di silenzio e le osservo.

E mi ci vedo dentro e mi ritrovo in ogni città che si attraversa.

 

Ci sono fiori viola sul balcone, mentre il sole, stanco dei palazzi, gioca a farsi trovare.

Io passeggio distratto, ricordando di quella volta che ho camminato per cinque ore di seguito sotto il sole, lo zaino sulle spalle e una maglietta nuova.

Ho pensato davvero sarei arrivato altrove.

Ho immaginato di tagliare in due la strada, guardandomi dall'alto prima di entrare in galleria.

C'era l'odore del fieno appena tagliato e quello dei panini di mia madre, quando le macchine davanti usavano sillabe diverse e mio padre mi interrogava.

C'era un posto in cui arrivare, dall'altra parte, tra volti amati e altri sconosciuti.

C'era una casa da ricostruire e un cane a cui dare da mangiare.

C'era anche il tempo, hai detto, per passarmi a trovare, lasciare un libro sul camino prima di cena e le scarpe accanto al letto.

E' che si finisce di amare, come lo spegnersi di una sigaretta.

E altro non resta che il ricordo e una strada nuova, da camminare, mentre i volti cambiano e una scritta resta sui muri.

 

Ci sono fiori viola sul balcone, mentre mi ritrovo a scrivere di te, senza avere traccia, odore e labbra da cercare.

Ci sono cose con le radici al centro dei pensieri e il giardiniere dei sogni si dimentica sempre di curarle.

E ci sono mattoni dorati, lunghi rami e nuvole bucate di anni e di mani.

Non chiedere e non guardare, questo è il segreto.

E intanto si costruiscono case e si coltivano rose.

E qualcuno le ruba, per portarle da te, di sera distante.

Il giardiniere, ancora non lo sa, da domani sarà senza lavoro.

Perché quando viene notte, il cielo non si cancella, il colore resta e allora si immagina.

 

E' che da qui, vicino a questi fiori viola, il rumore delle case, le luci e gli odori diventano volti che non mi riesce di ricordare, senza espressione o parola alcuna.

Chiamare le cose con un nome e cercare delle cose il nome, diventa un esercizio, un muovere di labbra e di mani.

Da qui spazio non si ha per tornare indietro.

Si resta e poco ci resta, un non so che di confusione, di vago ricordo.

Perché da qui, il rumore delle case è un suono mancante, un sorriso che ritorna ripensando a questi fiori viola, mentre una luce ci spegne.