’Sta scrivania, ‘sto letto, ‘sta stanza è un macello. Il disordine mi fa compagnia perché rappresenta la lunga strada che ancora devo fare prima che vada tutto a posto.
Italia... ce la stai mettendo in culo a tutti, fra terremoti e disoccupazione o si muore o si parte. Italia, terra dalle mille bellezze, ma fragile, come una modella di quelle del nostro secolo, anoressiche e trasparenti.
E io che ho pensato di trovare la forza in una panacea dal sapore di pneumatico, che porta con sé mille avventure di ragazzi che lottano contro l'ordine costituito.
E questo è solo il passato. Ora forse ci saranno le ronde, gente che avrà il potere di imporsi... Dio fa’ che non ne approfittino!
Il mondo è strano. Alcuni uomini fanno passi avanti trascinando con sé, forse per buon esempio, l' umanità. Altri sono incompresi... il corpo come un mondo dentro il mondo. E ho camminato sullo zenit, sul filo rosso di Freud facendo un salto di qua, uno di là, ho giocato alla "settimana" con il mio cervello. Non ho perso, non ho vinto. Zero pari, palla al centro. E come me altri, per ognuno un box da uno a tre posti dislocati in un corridoio.
Un francescano con gli zoccoli che con me ha comunicato per vie sconosciute alla gente "fuori". Nel giardino sporco e recintato di quell' ospedale, una prigione per gente che è evasa dalla realtà, mi chiese amicizia, con parole semplici da bambino, chiare e univoche. Rifiutai, forse già segnando con questo gesto la volontà di ritornare alla vita "normale".
Per parlare usavo oggetti, come il francescano. Creavo dei collage con gli oggetti più disparati: carica-batterie, libri, fili... era un’ impresa disperata. Il confronto era impossibile, perso nella memoria. E ho imparato a vedere con gli occhi di un matto, di un santo, di un assassino, di uno spostato, in sostanza.
Dio era la presenza dominante in quell’ aria asettica, in pieno contrasto con le nostre menti così impregnate di ogni lerciume assimilato senza la capacità di difenderci.
La faccia più paurosa "abitava" nella stanza di fianco alla mia, portava uno stereo dalle casse potenti e pagò 10 euro per una mia maglia verde. Verde. I colori erano basilari, carichi di significati. Nella nostra mente tutto era logico, spiegabile anche se, forse (non ho avuto la capacità di confrontarmi), del tutto personale.
Solo una ragazza ha trovato una chiave adatta alla mia mente. Con lei era tutto chiaro, limpido. Fu la felicità quell' incontro in quel bunker di solitudine e di incomprensione. E insieme trovammo la strada per conciliare l' anima forse ultraterrena, forse semplicemente persa, con la realtà. Guardandoci negli occhi scoprivamo di nuovo il mondo, la gioia di comunicare con qualcuno che poteva comprenderci, come uno straniero in un paese del quale non conosce la lingua, come un extraterrestre che atterra sulla terra.
Sono passati anni ma l'istinto di parlare, di cercare di farmi comprendere non svanisce.
Alla luce del nuovo giorno, porto passato e futuro uniti in un abbraccio chiamato presente.
