Scesero dal 16 in fila, dopo che l'autista aveva allargato le braccia mestamente: “Signori, da qui non si passa”. L'ultima fu una giovane, Erika, perché anche quella notte, la terza di seguito, non aveva dormito e aveva viaggiato in uno stato di semi-incoscienza.
Dio come si sta bene.
La scena le fece sobbalzare gli occhiali scuri: l'autobus si era messo di traverso abbracciato da un mare di gente. Lasciato il predellino, si ritrovava davanti a un muro umano insormontabile. Tutti stavano stranamente in silenzio. Serpeggiava solo un bisbiglio: “E' una santa”. Con un gomito a temperino affilato su anni di concerti, si guadagnò il boccascena e la piena visibilità, quando la gente si ritrasse come un'onda anomala con un “Oh!” di rinculo: i piedi della santa avevano appena abbandonato gli zoccoli sull'asfalto con un rumore secco.
Colpa dell'anticiclone delle Azzorre che ha portato aria calda e ancora delle belle giornate.
Sul selciato della chiesa di S. Giulia, vide una ragazza, la posizione rigida del corpo, le braccia larghe, l'inarcamento della schiena, le gambe tese, come su una croce invisibile. Bimbe in festa le avevano inanellato i capelli. I piedi non toccavano terra. Era sospesa per aria. Dieci centimetri.
“Via da qui, piccola!” Erika fu scalzata dalla bionda dell'edizione speciale del tg. “Irene Papas è il nome della ragazza che da questa mattina ha bloccato con il proprio corpo il traffico del quartiere S.Giulia, che come vedete si è già riempito di curiosi. Non si tratta di un incidente. Da escludere una forma di protesta. La ragazza, si direbbe, folgorata sulla via di Damasco ed è in una vera e propria estasi mistica da cinque ore. Nell'attesa che le autorità ecclesiastiche esaminino il caso, c'è già chi grida al miracolo.”
“Fiat voluntas tua”. Solo in tarda mattinata le porte della chiesa si aprirono. Don Vito era raggiante. Stringeva mani. Prese a dire che quell'evento avrebbe rianimato, disse proprio così, il quartiere. La giornalista intanto si era gettata sui genitori di Irene in ginocchio. La mamma non voleva farsi riprendere, quasi si scusava: “Non sappiamo cos'è successo. Stava andando a lavorare come tutte le mattine. Irene è una brava ragazza, non ha fatto neppure le ferie. Chissà dove aveva la testa”. Il padre ribadì l'evidenza minimizzandola: “E' assurta un poco”. L'aggiornamento pomeridiano del tg chiudeva sull'inquadratura del diverbio tra l'autista del 16 e il parroco: “Devo portare il mezzo al capolinea. Non posso spostare i binari”. “Provi lei a smuovere la volontà di Dio se ci riesce”.
In una situazione simile c'era il tempo per chiacchierare. Fu così che, finita nelle retrovie, Erika incontrò Gemma.
“Be' allora com'è andata con Berger, il temporeggiatore?” - fece l'amica.
“Dopo tre notti di carezze mi ha detto che non può stare con una che ha i capelli bianchi”.
“Uno smacco per una dark lady come te. Che scusa fantastica, vabbe' che mia mamma si è sbiancata giovane, ma a quattordici anni...”
“Non ho neppure pagato per entrare, scuciono solo i vecchi con giacca e cravatta”.
“Come Petrini”.
Evocato, “l'attempato” Petrini apparì alle loro spalle.
“Ciao Erika. Come mai non ti si vede più in parrocchia?”
Qualcuno opportunamente disse dall'alto: “Petrini, sei sporco di rossetto”.
E l'intrusione funzionò da diversivo, giusto in tempo per evaporare nella folla.
“L'hai sentita anche tu quella voce?”
“Io, no”.
“Oddio, Gemma, è da stamattina che la santa mi parla”.
Il tempo stava per cambiare. Il cielo dopo aver raccolto diversi colori virò in un rosa pastello. Una nuvola enorme fece capolino in cielo e se ne mangiò ampie porzioni.
E' l'ala dell'autunno che sta per arrivare.
Prima che l'aria fredda si sentisse, discese un'onda di calore intenso. “Al tramonto, anche il tempo sul Golgota cambiò”- avvertì Don Vito. Era il momento del raccoglimento. Tutti si inginocchiarono. Ma invece dell'apocalisse, un senso di benessere si diffuse su tutti. L'ultima ora d'estate.
“E' tempo di pregare”. Don Vito chiamò a raccolta i fedeli. Dovevano offrire i doni votivi alla santa, ma nessuno si muoveva. Qualcuno diede una spinta a Erika, che fece a tempo a guardarsi indietro. “Petrini, bastardo. Si è vendicato”. Si ritrovò davanti alla santa non sapendo che fare: quella era una ragazza a posto, il volto gelido rivolto verso il sole, le chiedeva qualcosa con lo sguardo trasfigurato. In un primo momento pensò di offrirle i suoi occhiali da sole. Poi sciolse i dredd. “L'ho trovato al mio risveglio”. Erika teneva tra le dita un lungo capello d'argento. “E' un miracolo anche questo?” Lo staccò e lo lasciò cadere ai piedi della santa.
I momenti di passaggio sono belli. E' la permanenza che stanca.
Nella notte Irene Papas appoggiò nuovamente i piedi per terra, mentre ormai si bivaccava sul 16. Sgranchì le gambe come ripiegando una sdraio. L'unico ad accorgersene fu Don Vito che pianse dietro il portone della chiesa. L'ultima giornata d'estate era stata un piccolo miracolo di bel tempo che con il primo raggio l'aveva sorpresa sovrappensiero, come se fosse di fronte al mare. Un attimo di relax.
Il giorno seguente pioveva e all'insolita ora delle tre del pomeriggio Erika prese coraggio e baciò finalmente Berger all'angolo della strada.
