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Concorso 2009

Concorso Parole in Corsa GTT

VITAE Market

di Luca De Vito

Entrò nel supermercato solo, spaesato, atterrito, quasi piangente. Prese un carrello, come facevano tutti, e con le mani tremanti si avventurò tra quegli sconfinati corridoi. Gli scaffali gli sembravano montagne e gli enormi scatoloni, che lo fissavano con le loro oblunghe marche minacciose, lo facevano sentire come se si fosse trovato sotto una slavina. Avrebbe voluto fare marcia indietro, ma non poteva; doveva fare la spesa.
Liste non ne aveva, eppure qualcosa doveva comprare. Non si orientava per niente in mezzo a quel dedalo di autostrade e carrelli sfreccianti. Rimase per un po’ a guardare gli altri prima di capire come si faceva a scegliere i prodotti: si imboccava un corridoio, si guardavano le marche, si controllava i prezzi, si valutava i vantaggi, si allungava il braccio, si stendeva la mano e si richiudevano le dita sull’oggetto scelto; quindi si ritirava il braccio, si metteva la mano dentro al carrello e si poggiava delicatamente il prodotto, cercando di evitare anche il più lieve trauma. Non era per niente facile.
Se ne stette per un po’ zitto e fermo in un angolo, poi si decise. Avrebbe iniziato dal reparto Scuola. Si girò goffamente ed accompagnato da un’acuta sensazione di disagio si avvicinò all’ingresso del corridoio. Chiuse gli occhi e spinse il carrello. Accostò il carrello accanto alla sezione “licei” e il suo sguardo cadde sopra quella scatolina blu; piccola e lucente, si trovava in una posizione più visibile rispetto agli altri pacchetti. Sopra vi era una scritta curiosa: “Scientifico”. La afferrò velocemente e con un solo gesto la appoggiò nel carrello. Tempo di un respiro ed era fuori del corridoio. E già sentiva di aver fatto una pessima scelta. Cercò di non pensarci troppo e spinse il suo carico oltre.
Andò di corsa (quasi in apnea) alla sezione università e scelse, senza guardare, quella bustina arancione con la scritta gialla “Ingegneria informatica”. Scappò in lacrime da quella sezione e si ritrovò, con il cuore che batteva a mille, di fronte al reparto “Cattive scelte”. Qui stazionò per un po’, circospetto ma curioso, evitando di fare acquisti: gli piaceva osservare quella massa enorme di gente che prendeva roba da sudici scaffali, e rideva di quel cervellotico impegno nella scelta. Era incuriosito dalla loro ostinazione (o stupidità) e godeva nel sentirli lamentare mentre si spingevano. Tuttavia, quando si accorse che quelli non si muovevano più da lì, si allontanò visibilmente turbato. Entrò quasi per caso nel reparto “lavoro” e si accorse che un lavoro era proprio ciò che gli mancava. Si avvicinò agli scaffali ed a colpo sicuro scelse “programmatore informatico”.
Dopo queste compere si sentiva già una persona diversa; quei corridoi non erano poi così lunghi e gli scaffali non facevano poi così tanta paura. Fare acquisti iniziava ad essere divertente. Era rinfrancato soprattutto dal fatto che l’altra gente nei propri carrelli non aveva che 1 o 2 oggetti, mentre lui poteva fare sfoggio dei suoi tre tesori. Comperava con sempre maggior disinvoltura e metteva roba nel carrello con una velocità che tutti gli invidiavano. Ormai si muoveva sicuro e si abbandonava, con lascivia, ad ogni tipo di virtuosismo nella guida del carrello; frenate brusche, giravolte, cambi improvvisi di direzione, duelli con altri carrelli (regolarmente vinti), sgambetti. Gli piaceva anche scherzare: come quando nascondeva sotto gli scaffali le bottiglie del reparto “lavoro” oppure come quando faceva scoppiare i palloncini con su scritto “amore” dentro ai carrelli altrui. Era felice e si sentiva il padrone incontrastato del Market. Difficilmente qualcuno avrebbe potuto fermarlo.
Sennonché, proprio durante uno sfoggio di spavalderia nel reparto “partner” dove correndo all’indietro lungo il corridoio dispensava pacchettini di sorrisi idioti, finì per scivolare ed andare a sbattere contro una piramide di barattoli. Ebbe appena il tempo di vedere una di quelle scatoline di latta con la scritta “Cambiamento” finire per puro caso dentro al suo carrello, che si ritrovò immediatamente alla cassa.

«Un bel Incidente Stradale! I miei complimenti, Signore». Sghignazzò la cassiera dalla faccia ossuta. « E’ buffo però» disse lui tra sé fermandosi un attimo «proprio quando cominciavo a divertirmi! ». La cassiera lo guardò con le sue orbite vuote, e spazientita disse: «Mi scusi ma qui non siamo all’Ufficio reclami, Signore. E adesso, se vuole farmi la cortesia, si muova perchè la fila è lunga! Le conosce le regole, no? All’uscita, deve lasciare tutto ciò che ha acquistato». Le conosceva le regole, sì.
Quando uscì dal super mercato, l’unico suo ricordo fu quella sterminata fila che si snodava malinconica alle sue spalle.