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Concorso 2009

Concorso Parole in Corsa GTT

FERMATA PARADISO

di ROSANGELA AVVENTO

Biricchino, ecco, così si può descrivere il suo volto. Sale alle 7,30 alla fermata corrispondente alla stazione dei treni, un po’ malfermo sulle gambe e saluta sempre l’autista di turno. Si fa largo tra i viaggiatori e cerca un posto a sedere. Un giorno, incuriosita dal personaggio dimesso, ma dignitoso e quasi allegro, con un pretesto attacco il discorso. Lui si racconta volentieri: è diventato quasi un clochard, non per scelta. Le sue spese, pochissime, compreso il biglietto del tram, sono coperte da un piccolo sussidio mensile che gli passa il servizio sociale. Non riesco a dagli un’età precisa. Chiacchieriamo in un’atmosfera leggera, guardando ogni tanto dal finestrino l’approssimarsi delle fermate e ci salutiamo quasi come amici quando sono prossima alla mia,  mi sorride. “Arrivederci, mi ha fatto bene chiacchierare, con lei, ci vediamo” mi dice mentre sto già scendendo. Il mattino dopo, come sempre da quando l’ho notato, eccolo che sale. Mi vede, si ricorda e si avvicina. Faccio la sfacciata e gli chiedo qual è la sua fermata. Di nuovo mi regala un sorriso mentre risponde.  “Vado in periferia e verso mezzogiorno raggiungo il giardino pubblico di fronte alla mia vecchia casa. Ci sono nato in periferia, ho giocato e fatto i miei sogni da ragazzino, mi sono innamorato e poi, un giorno, me ne sono anche andato, per cercar fortuna”. I suoi occhi vivaci  si illuminano di luce in compagnia di quel ricordo, io invece ho raggiunto la mia meta e devo scendere: un saluto cordiale e l’arrivederci al mattino dopo. Cosi trascorrono i giorni e scopro dalle parole di quest’uomo, che in realtà è avanti con gli anni e che una malattia legata ad una dipendenza, gli ha fatto perdere tutto, compresa la famiglia. “Mi creda, signora, per me quell’angolo di giardino dove posso vedere dov’era la mia casa, è un angolo di Paradiso”.  

E’ un lunedì mattina, tardo agosto, la città è ancora un po’ vacanziera e c’è poca gente sul tram. Riprendo anche io il lavoro. Fermata della stazione. Non vedo salire il mio amico clochard, Beppe. Neanche martedì e neppure il giorno dopo. Finalmente dopo un po’ di tempo vedo che è di turno l’autista che Beppe salutava sempre. Chiedo a lui  sperando che possa darmi qualche notizia. “Il signor Beppe non c’è più” risponde. Già,  se ne è andato, “la notizia – mi dice - è apparsa anche su un quotidiano, in cronaca”, l’han trovato senza vita, una sera, sulla panchina, in un angolo di giardino, in periferia.

Anche Beppe ha raggiunto la sua fermata: il Paradiso.