E’ anche di questi squarci in bianco e nero che è composto il mondo.
Immagina un neon lampeggiante. Unica illuminazione di una strada solitaria, un’insegna fuori dal tempo “Locanda Perduta” accompagna una porta di vetro, dall’interno ciondola uno di quei vecchi cartelli con su scritto “torno subito”, la da fuori si vede l’altro lato – “aperto”.
Quella strada è così stretta che se passasse una bicicletta
saresti costretto a infilarti, schiacciandoti, in una rientranza di uno dei
pochi portoni presenti.
Nell’assenza intermittente del neon una fioca luce color candela fuoriesce
timidamente da quel locale, probabilmente l’unico segno di vita di tutto quel
paese senza nome,o magari si, un nome ce l’ha, ma a noi in questo momento non
importa.
Un silenzio cicaleggiante e innaturale accompagna questa statica visione, come se volesse accentuarne la solitudine, finché l’ingresso del locale si apre, seguito da un tintinnare di un campanello che infrange quel silenzio infinito.
Esce di corsa una figura indefinita, una lunga silhouette,
quasi fosse un lenzuolo arrotolato.
Dal tacchettare veloce dei passi si intuisce sia una donna, si allontana
velocemente dal locale, senza aspettare che si richiuda la porta.
Quando gli occhi si abituano all’oscurità ti accorgi che quello che sembrava un
lenzuolo era solo un lungo cappotto.
Fa freddo.
Così freddo che quando respiri esce una nuvoletta dalla bocca e in una notte
del genere preferiresti stare davanti a un camino, cullato dallo scoppiettìo
del legno morente.
Nel frattempo gli alberi stanno in silenzio, da uno di essi cade una foglia su un parabrezza tiepido di un’auto posteggiata nella piazzetta vicina, divenuto ormai dimora notturna di un gatto grigio che osserva la scena distrattamente.
La porta del locale tintinna di nuovo: esce una figura
robusta con passo pesante, il cappello e la corporatura stavolta non permettono
errori nonostante la silhouette.
L’andatura incerta e sgraziata tradisce una certa sobrietà.
La figura crede di dirigersi velocemente nella direzione della donna, ma la
percezione del tempo e dello spazio, dopo quattro uischi rinforzati e senza
ghiaccio, risulta abbastanza falsata.
Un passo
dopo l’altro
Mentre quel ticchettìo dei tacchi sulla strada si fa distante.
Tu guardi la scena con un po’ più di curiosità.
Comincia il gioco delle pedine e dei ruoli.
Un litigio tra amanti, un addio o un arrivederci, un inizio
o una fine, un ritorno alla routine, un segreto da celare, un incontro, uno
scontro.
Lei amica o sconosciuta.
Lui amante o molestatore.
Non fai in tempo a formulare altre ipotesi o scommetterci sopra che il ticchettare dei passi leggeri è ormai ovattato come aria densa.
E il passo pesante e incerto dell’uomo robusto finisce qui: sotto questo albero si poggia la sua schiena.
Il respiro è affannoso come se avesse corso, ma in realtà è
solo il fiato corto di un vecchio fumatore.
Si sente il rumore di un accendino.
Il fiato, il fumo, il freddo
nuvola di fumo.
Il respiro affannoso che culla le foglie, in questo paese che sembra dormire.
L’uomo mette la mano in una tasca e tira fuori un foglio. Lo apre, lo legge, e forse lo legge ancora una volta.
Nel frattempo la sigaretta diventa cenere tra le sue dita, che cade d’un tratto su quel manoscritto.
Lo vedi staccarsi dal tronco su cui si era appoggiato.
Lo vedi bruciare quel pezzo di carta.
Per un attimo il volto brilla, accecato dalla piccola fiamma. Vedi la barba e
le rughe prima che torni il buio.
il foglio cade giù, come una piccola foglia di luce, lasciando brandelli
minuscoli di cenere durante la via.
Finché si poggia per terra.
L’uomo osserva consumarsi e spegnersi l’ultimo brandello di
carta che diventa infine nero.
Ma non saprai a cosa stava pensando.
Riprende il cammino, ma per una strada diversa da quella dei
passi ormai lontani, che sale verso una buia collina.
I suoi passi si perdono in un’eco lontana, finché il paesaggio ritorna
silenzioso e immobile.
Dalla via dietro l’angolo si intravede ancora il lampeggiare
perpetuo di quello stanco neon.
L’aria è in attesa, statica, pregna di quel buio innaturale.
Il gatto sul cofano fa un lungo sbadiglio distratto.
Dalla porta a vetri di quel locale non si intravede più alcuna luce.
Il neon continua a cantare la sua ninna nanna agli alberi immobili.
