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Concorso 2009

Concorso Parole in Corsa GTT

Viaggio in tram.

di Silvia Bruno

Luca non aveva mai creduto negli incontri via internet. Non riusciva a capire come una persona potesse trovare l’amore o anche solo una buona amicizia andandola a cercare apposta in chat. Perché in fondo iscriversi in una chat era voler trovare qualcuno a tutti i costi, pensò mentre controllava quante fermate di tram gli mancavano al luogo dell’appuntamento. Eppure anche lui c’era cascato, una sera, quando la tv non offriva niente e la solitudine di una casa vuota si era insinuata fin dentro il suo petto. All’inizio era un passatempo per quando non aveva nulla da fare. Poi gli aveva dato sempre più spazio fino a rinunciare alle cose da fare per stare davanti a quel maledetto monitor. La fortuna di Luca risiedeva in Fabio, il suo migliore amico, colui che avrebbe volentieri chiamato fratello se solo non avesse avuto genitori diversi dai suoi. Era stato lui a fargli notare che si stava perdendo dietro quella “schifezza”. Sì, aveva detto proprio “schifezza”. “O vi trovate una volta per tutte o la smetti di perdere tempo davanti a quello stupido schermo”, così aveva detto. Luca non riuscì a trattenere un sorriso ripensando alla strigliata che si era beccato. Quella sera aveva aperto gli occhi su quante cose si fosse perso per voler stare in compagnia di una sconosciuta. Chissà se si sarebbe mai sdebitato con l’amico… Una brusca frenata del tram lo distolse per un attimo dai suoi pensieri. Quella mattina la macchina lo aveva abbandonato ed era tutto il giorno che girava coi mezzi pubblici. Non che si trovasse male, ma ci doveva prendere un po’ la mano, aveva sempre paura di sbagliare fermata. Diede un’occhiata fuori dal finestrino. No, mancava ancora parecchio. Iniziò, per l’ennesima volta, a figurarsi l’incontro con quella persona sconosciuta con la quale aveva passato molte ore. Si era presentata come donna, ma non si poteva mai dire. Provò a immaginarla: giovane, sulla trentina come lui, allegra, senza pretese da quella conoscenza telematica. Cercò di indovinare cosa gli avrebbe detto e cosa lui le avrebbe risposto, in un dialogo tutto interno alla sua mente e, per questo, francamente un po’ assurdo. Poi la parte negativa del suo cervello si insinuò come l’olio fra i pensieri della parte positiva. Magari non era il caso di coltivare questa anomala forma d’amicizia con quella gentile signora. Magari non era gentile. Magari non era neppure una signora. Provò allora a immaginarsi mentre scendeva dal tram e trovava qualcuno diverso da quello che si era presentato in chat. Mise tutte le forme di essere umano che conosceva nella posizione di suo interlocutore: uomo, donna, giovane, vecchio, disabile, sportivo, elegante… quanti tipi di persona esistono? Che domanda stupida si stava facendo. Si ritrovò a darsi dell’idiota da solo: che razza di domanda è “quanti tipi di persona esistono”? Si convinse che era meglio far lavorare la parte positiva del suo cervello. Avrebbe trovato quella donna sulla trentina, con morbidi capelli color caramello. Gli aveva detto che portava gli occhiali. Se la immaginò con una montatura quadrata, rosso scuro. Gli erano sempre piaciuti gli occhiali rosso scuro, solo che ci vedeva benissimo e non ne aveva alcun bisogno. Guardò fuori. Sapeva che la sua fermata era la prima dopo una svolta a sinistra. E se si fosse rivelata una noiosissima che non ti si scolla di dosso neanche insultandola? Sarebbe stato un problema. O invece magari era quella che cercava. Ma cercava davvero qualcuno, lui? In fondo non stava bene così? Eppure aveva passato tanto tempo al pc perché si sentiva solo, evidentemente stava cercando qualcuno. Magari sarebbe stata una splendida amicizia, gli avrebbe fatto conoscere tanta gente. Certo, perché una che conosce tanta gente passa le sere su internet, come no. Però anche lui conosceva tanta gente e passava le sere su internet. Il tram svoltò a sinistra. Luca si alzò e prenotò la fermata. Sentì una sottilissima tensione insinuarsi nei nervi, facendo lavorare in modo assurdo le ghiandole sudoripare. In un lampo si rese conto che non sapeva come esordire. Il segnale era chiaro, un fazzoletto rosso legato al manico della borsetta. Ma cosa le avrebbe potuto dire? “Salve, è lei quella che sto cercando che però non so chi è”? Che frase assurda! E non era nemmeno sicuro di aver coniugato bene i verbi. Il tram si fermò. Luca si sentì stupido e si agitò e si sentì ancora più stupido perché si stava agitando. Per un secondo interminabile aspettò che le porte si aprissero. Scese.

La fermata era affollatissima. Era stato lui a scegliere quella zona trafficata, per evitare di cadere nella trappola di un malintenzionato. Finalmente tutti decisero se volevano stare sopra o sotto il tram, e questo ripartì. Luca si guardò intorno. Non poteva credere ai suoi occhi. Non c’era. Quella era l’unica opzione alla quale non aveva pensato. Diede un’altra occhiata. Niente. Luca si sentì improvvisamente leggerissimo. Erano giorni che non si sentiva così allegro. Scoppiò in una risata fragorosa per dieci secondi buoni, poi riuscì a riprendersi. A quel punto realizzò quanto poco avesse desiderato quell’incontro. Prese il cellulare e chiamò Fabio. Disse: “Senti qua, questa te la devo proprio raccontare” mentre attraversava la strada per prendere il tram nella direzione opposta.