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Concorso 2009

Concorso Parole in Corsa GTT

Sei molto graziosa.

di Michela Albertazzi

Sono saliti sul pullman alla stessa fermata. Emma aveva corso, per prenderlo. Arrivava dalla biblioteca, era carica di libri.
Dalle parti di casa sua arriva solo il 46 e ne passa uno ogni venti minuti, quando sei fortunato, e lei non è fortunata di solito. Quindi ha corso.
Anche se indossava una gonna, anche se quel giorno pioveva.
Erano in piedi, vicini. Vicinissimi, perché il pullman era affollato.
Emma aveva le mani piene, tre libri la borsa e l'ombrello, e non riusciva a tenersi. A un certo punto, presto, all'inizio del percorso, gli è scivolata addosso. Sai quando proprio perdi l'equilibrio, e scivoli su un'altra persona, e le mani non trovano un appiglio allora ti lasci cadere con tutto il peso del corpo e senti, vicino, il corpo dell'altro, per un attimo, finché l'autobus non frena o si ferma e puoi di nuovo appoggiare i piedi per terra.
È una cosa molto intima. Per questo per Emma a volte è incredibilmente fastidioso.
Ma non in questo caso.
Perché lui l'ha tenuta, l'ha sorretta, ma con leggerezza, non con quella idea di forza, di violenza quasi, che certe persone a volte trasmettono attraverso le braccia, attraverso il modo in cui ti tengono su quando l'autobus frena bruscamente. (Lo sa perché cade spesso, Emma, è molto maldestra. Non è che abbia l'abitudine di spalmarsi addosso alle persone).
L'ha tenuta in piedi con leggerezza, in modo quasi arioso, e non è stato fastidioso ma piacevole come potrebbe esserlo venire spostati dal vento, di colpo, rimbalzare in una folata di vento improvvisa, e in un attimo sei di nuovo a terra con negli occhi e tra le dita una vaga idea di cielo. Una cosa che sa di pulito.
Imbarazzante, certo.
Perché Emma è così maldestra che nemmeno sa stare in piedi, e perché sapeva chi era lui anche se non si sono mai parlati, conosceva il suo nome – Corrado – e anche qualcuna delle sue ex ragazze, e perché sentire addosso il corpo di un'altra persona non è una cosa che di solito capita su un pullman. Se capite cosa voglio dire.
«Scusa» gli ha detto.
Lui le ha fatto un mezzo sorriso.
Poi, vicino a loro, un signore si è alzato per scendere. Emma si è girata a guardarlo, Corrado, lì in piedi vicino a lei, e lui le ha fatto un cenno con la testa, piegandola, quasi come un inchino.
Siediti, le stava dicendo.
Allora Emma si è seduta, e gli ha sorriso e gli ha detto 'grazie' ed è rimasta seduta lì, con i suoi libri in grembo.
Ne ha aperto uno e si è messa a leggere.
Poi a un certo punto, prima della fermata dove lui avrebbe dovuto scendere (lo sa perché sapeva già allora chi era, conosceva il suo nome – Corrado – e sapeva dove abitava anche se non si erano mai parlati, nei paesi piccoli funziona così, non chiedete perché) a una fermata molto prima di quella dove avrebbe dovuto scendere, Corrado con la punta delle dita ha posato una cosa sulla pagina del libro che Emma stava leggendo.
Ha le dita molto sottili, Corrado, anche le dita sanno di arioso e di leggero.
Sulla pagina che Emma stava leggendo Corrado ha posato il suo biglietto dell'autobus, a faccia in su, con il timbro dell'obliteratrice in cima.
Emma ha alzato lo sguardo verso di lui, si sono guardati negli occhi per un attimo.
Corrado ha fatto di nuovo un cenno con la testa, di nuovo quasi una specie di inchino, ma era come se dicesse Sì.
È per te.
Non ti preoccupare.
Emma non sapeva perché, ma ha pensato che le stesse dicendo questo. Non ti preoccupare. È un biglietto, non una bomba.
Così ha preso il biglietto, e l'ha girato.
Sei molto graziosa, c'era scritto.
Sei molto graziosa.
Nessuno dice 'graziosa' oggi. Non si usa. Nessuno scrive 'graziosa' dietro un biglietto del pullman. I più sfacciati scrivono il numero di telefono. I più cafoni scrivono altre cose.
Sei molto graziosa.
Allora Emma ha sorriso, perché le è sembrato bellissimo – graziosa – ha sorriso, sai quei sorrisi che non riesci a trattenerti, che ti spingono in faccia finché non si sono aperti del tutto, gli ha sorriso e l'ha cercato e Corrado era già sceso, era sul marciapiede, sotto la pioggia e la luce dei lampioni, e le ha fatto un cenno con la mano come a dire Ciao, e allora Emma ha alzato la mano e gli ha detto Ciao, e le porte dell'autobus si sono chiuse, e un attimo dopo lui non c'era più, e lei non riusciva più a vederlo.
Emma ha abbassato gli occhi sul libro. Ha preso il biglietto tra le dita. L'ha girato.
Ha accarezzato la scritta con la punta del dito, e ha sorriso di nuovo, e non riusciva a smettere.
Sei molto graziosa, c'era scritto.