Il signor Usseli non era un uomo comune. Distratto e costantemente preoccupato passava le sue giornate tra libri e romanzi di ogni genere, passeggiando nervosamente per tutta la casa. Era stato professore di filosofia all’università di Torino e adesso, ritiratosi in pensione , non gli rimanevano che un mucchio di idee astruse e una casa vuota in cui vivere. Quella mattina si era svegliato presto per aggiungere altre due righe al suo incompiuto trattato di filosofia che oramai da anni cercava di ultimare e, nello scrivere, ripeteva a bassa voce la frase che aveva in mente. - Il rapporto effettivo tra una cosa che esiste realmente e un’altra priva di concretezza sta nella condizione fondamentale e necessaria che la prima può essere raggiunta utilizzando mezzi noti a chi la persegue, mentre la seconda, essendo priva delle sue condizioni a priori, non è altro che una pura illusione -. Fece cadere la penna e , alzando gli occhi, guardò l’orologio a pendolo appeso sulla parete di fronte: le otto e quindici. All’improvviso sentì suonare il campanello della porta. Guardò dall’occhiolino e vide un individuo sulla quarantina, capelli scuri e una folta barba nera . Non lo aveva mai visto. Schiuse l’uscio e , non appena si ritrovò faccia a faccia con lui , ebbe la strana sensazione di essere invecchiato di altri dieci anni: lo sconosciuto era così bello e fisicamente prestante che sicuramente nessuno lo avrebbe voluto come nemico. – Buongiorno – disse l’uomo. –Buongiorno- ripeté il signor Usseli accennando un lieve sorriso. -Lasci che mi presenti- continuò il misterioso individuo - Sono un viaggiatore, una persona che non si è mai stancata di cercare quello che altri non riuscivano a trovare, non si è mai fermata neppure per un istante. Il mio destino è sempre stato inesorabilmente legato all’avventura. In tutta la mia esistenza non ho fatto altro che inseguire ciò che non potevo avere perché le cose raggiungibili non sono mai state in grado di saziare la mia anima -. Il signor Usseli notò che il suo sguardo era così intenso e penetrante, che la sua voce era così scura e profonda da lasciare chiunque impietrito e, allo stesso tempo, affascinato. –Vorrei parlare con lei, della sua vita - disse l’uomo con tono sicuro -. Di me? Cosa vuole che le dica? Lo studio e la ricerca intellettuale sono le uniche cose che hanno riempito la mia esistenza- rispose il signor Usseli. -Questo lo so- replicò prontamente l’uomo. –Sono qui per questo … -. Un attimo di silenzio. - Posso entrare, cortesemente?-. Il professore esitò prima di rispondere, ma alla fine pensò che dopo tutto non poteva far altrimenti: sentiva che quell’incontro era troppo importante, una di quelle occasioni che se le perdi ti lasciano il dubbio per sempre. – Prego entri, si accomodi pure-. I due si sedettero l’uno di fronte all’altro, solo una scrivania li separava. – Adesso però mi deve spiegare come sa tante cose di me - esordì il signor Usseli. - Questo non ha importanza- ribatté duro l’uomo -Sono qui per dirle cosa ha perso, cosa non ha ottenuto. Tutto quello che lei ha solo immaginato io l’ho visto; tutto quello che lei ha solo sognato io l’ho provato; tutto quello che lei ha solo sperato di avere io l’ho avuto. Ho vissuto, mentre lei lo ha fatto attraverso i libri-. Il signor Usseli rimase di stucco, freddo, ma rispose con tono deciso. – Non credo che la cosa la riguardi, posso assicurarle che ho avuto una vita serena ed appagante, priva di inutili rischi. La teoria perfeziona più che l’esperienza, ci rende liberi-. Il suo interlocutore fece un sorriso sarcastico, abbassò lievemente la testa e riprese – I pericoli e le insidie sono tutto ciò che abbiamo, il vero senso della realtà che riempie la nostra vita altrimenti vuota e monotona, come la sua signor Usseli -.
- Cosa le fa credere che io non sia felice? In fondo … -
- E se le dicessi che esiste un modo per tornare indietro, per ricominciare una nuova vita ?- Lo interruppe bruscamente l’uomo, alzandosi lentamente. – Lei mi prende in giro, questo è impossibile …. Aspetti, non se ne vada, mi dica come posso … -. L’uomo era ormai arrivato alla porta d’ingresso e aveva afferrato la maniglia. Nonostante fosse mattino un’inquietante penombra era inspiegabilmente scesa per rendere quella conversazione ancora più insolita e inspiegabile. – Non vada via ! Almeno mi dica il suo nome, come si chiama?- chiese il signor Usseli alzando il tono della voce, quasi stesse per urlare.
-Molto tempo fa a questa domanda risposi: Nessuno - disse l’uomo senza voltarsi.
Improvvisamente un suono acuto ruppe il silenzio. Il signor Usseli si ritrovò inspiegabilmente nel suo letto, ansimante e madido di sudore. Staccò la sveglia e guardò l’orologio: le otto e quindici. Era stato tutto un sogno, niente di vero.
