Ignaro, l'osservavo.
aveva tanti ami da pesca infilzati nel viso, e all'estremità delle lenze macigni che tiravano giù . Il volto tirato e disperato.
Lo sguardo svuotato di luce,le pupille ingrossate a cercar la luce.
Le braccia lunghe e le mani non articolate oscillavano pesanti.
Palle di ferro ai piedi lo infossavano nel suolo pesante come una quercia.
Distrutto si trascinava verso casa che la leggerezza dell'amore lo aveva abbandonato.
Guardai meglio nel suo buio e capii.
Impotente , sebbene con le mani e i piedi liberi non potevo trascinare il suo peso .
La disperazione lo portava per luoghi a lui non familiari.
L’istinto di voler seguire il fiume era forte. Sebbene ancor troppo lontano e con il peso che gli rallentava la marcia, cercava la libertà nel mare.
Eppure ero li, al suo fianco e non potevo accompagnarlo al fiume. Capii che il peso era tutto suo, decisi di liberargli solo la strada durante il cammino.
Onde bionde al vento, tra tanta oscurità ad un tratto notammo.
Il passo del mio amico accelerò, se anche a fatica.
La luce che fino ad allora lo aveva abbandonato lo irradio e lo riscaldo.
