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REASONGLASS: la città di vetro

di Michele Bortolini

La città fu costruita interamente in vetro. Furono usati vetri lucidi, opachi, trasparenti e colorati, disposti in modo da formare meravigliose vetrate, o intagliati come prismi per riflettere la luce nei suoi sette colori, i colori dell’arcobaleno. 

La città fu progettata e realizzata da un gruppo di mastri vetrai, i migliori del tempo, i quali volevano creare una città ideale, una sorta di paradiso in terra ove gli uomini potessero vivere in pace e prosperità, lontano dalle malvagità e dalle barbarie del mondo. Furono loro i primi abitanti. L’attività economica principale era naturalmente la produzione e il commercio di manufatti in vetro.

Ma poi si capì che non era possibile sopravvivere in queste condizioni. Così si cercò di incrementare la popolazione, invitando nuovi cittadini a stabilirsi in città e a portare tutti quei nuovi mestieri indispensabili alla sussistenza e alla crescita economica.

Allo sviluppo economico segui un grande sviluppo artistico: alle vetrate si aggiunsero le sculture in vetro; agli scultori si unirono architetti specializzati nella costruzione di maestosi e leggeri edifici in vetro; vennero poi musicisti, che suonavano strumenti in vetro seguendo spartiti realizzati in libri di vetro; con la stessa tecnica vennero redatti componimenti poetici, poemi epici, romanzi di vario tipo, trattati tecnici, scientifici, filosofici, storici, politici, retorici….

In questo clima di fervore culturale non mancarono le prime rappresentazioni teatrali.

A mano a mano sorsero scuole, università, accademie, musei, laboratori, teatri e vari centri culturali, naturalmente tutti in vetro.
Attraverso il commercio provvedevano a importare tutto ciò che non erano in grado di produrre da soli, per esempio acqua, carne vestiti e armi (le armi di vetro, si sa, per quanto taglienti possano essere, restano pur sempre fragili, ragion per cui esse furono usate solo inizialmente). In generale non fu quasi mai necessario l’uso delle armi e i pochi soldati coprivano solo un ruolo quasi simbolico di vigilanti e difensori. Infatti la città non fu mai coinvolta in una guerra. Questo per merito della grande abilità diplomatica dei suoi ambasciatori, nonché dei vantaggi commerciali che la città poteva offrire solo se manteneva un ruolo pacifista o neutrale. Naturalmente nessun cittadino ebbe mai tendenze guerrafondaie, poiché tutti erano consapevoli della fragilità della città, che poteva essere distrutta in un colpo solo…       

Ben presto la città di vetro venne anche chiamata “la città della cultura e della ragione”.

Da qui il nome REASONGLASS che riunisce i due capisaldi della città: il vetro, su cui si fonda tutto l’apparato materiale, e la ragione, alla base di tutto l’apparato culturale e intellettuale.

Ma questo luogo perfetto non era destinato a durare per molto tempo.
Due ipotesi vengono fornite per spiegare la fine di questa bellissima città.

La prima consiste in una vicenda leggendaria e fortemente allegorica.

Un giorno un gigante bruto e barbaro, assetato di distruzione e invidioso dell’armonia di cui godeva la città, fu preso da una rabbia, tanto terribile e devastante quanto cieca e irrazionale, che lo spinse a impugnare un’enorme mazza ferrata e a distruggere l’intera città, colpo su colpo.

La seconda ipotesi è forse quella più razionale e verosimile. 

Tutto cominciò con lo sviluppo della retorica. Essa era nata con un nobile fine: garantire la giustizia con la parola, senza la violenza e l’uso delle armi. Quanto di più saggio e razionale possibile!
Ma sappiamo bene quanto è volubile l’animo umano. Non passò molto tempo che l’amore per il potere e la ricchezza indusse gli oratori a utilizzare questi discorsi raffinati per perseguire i loro interessi personali. Questo favorì la rapida diffusione di sentimenti malvagi e lontani dalla razionalità: l’invidia, l’ipocrisia, le inimicizie, l’intolleranza…

Questo fu l’inizio di un lungo periodo di tremenda decadenza, non solo morale ma anche economica e politica.

Tutto questo culminò nella divisione dei cittadini in due fazioni: i RAZIONALI, o PERFETTI, che volevano restaurare gli antichi valori morali, in nome della ragione; i SENTIMENTALI, o LIBERI, i quali, portavoce degli istinti e delle passioni umane, volevano ribellarsi a quel potere razionalistico ritenuto troppo rigido e opprimente.

Da questo scontro i RAZIONALI ebbero il sopravvento, imponendo “l’uniformità del pensiero razionale” ed esiliando tutti gli oppositori.

I LIBERI non poterono sopportare il disonore dell’esilio e la loro vendetta fu inarrestabile: armatisi presso i popoli vicini, attaccarono la città e la rasero al suolo.

Fu così che l’utopia dei mastri vetrai, la città tanto perfetta e tanto fragile quanto la ragione pura, fu annientata dalla barbarie e dall’odio degli uomini, costantemente in balia degli istinti più irrazionali e incontrollati.