“Scacco matto!” Marlan rimase impietrito. Non gli era mai piaciuto il gioco degli scacchi, e se in quell’istante era seduto a quella poltrona, con una torre a mezz’aria di fronte al signor Shoesmith, non era certo per un suo particolare vezzo. Lui era un texano, un uomo rude, mica uno di quei buffi signori tra cui si trovava, fissati con strane abitudini come il tè delle cinque o altre assurdità. Shoesmith aveva poi uno sguardo vuoto e spento, con delle guance rosse e flosce appiccicate alla sua faccia oblunga simile ad uno di quei pescioni boccheggianti che si notano sulle bancarelle dei mercati.
“Urrà, ho vinto!” Squillò la sua vocina entusiasta “Così parrebbe…“rispose Marlan il gallerista, riponendo la torre nera. Come avrebbe voluto farla ingoiare a quel superbo d’un inglese! Ma una voce perentoria lo fece sobbalzare, distogliendolo dai suoi loschi pensieri.
“Heilà, Conrad!” Shoesmith si girò di scatto: “Justace!” gridò.
“Quanto tempo eh? Non sei cambiato per nulla, vecchio volpone!” “Anche tu, sei esattamente come ti ricordavo, Justace.” Marlan era annoiato e arrabbiato. Era lì, al circolo Tartle, ritrovo della crème londinese solamente sperando di abbindolare qualcuno intenzionato ad acquistare le sue opere: ma fino a quel momento, nessuno s’era dimostrato interessato ai suoi quadri. A quel punto, Fred Marlan decise di andarsene, stanco delle melensaggini dei due vecchi amici.
Ma ben presto cambiò idea, quando il suo fine orecchio captò le parole “dipinti di valore” e “investimento sicuro”. Di corsa depose il cappello e si lanciò verso i due. “Piacere! Lasciate che mi presenti, in particolare a voi signor …” “Blunt! Justace Blunt!” “… Signor Blunt, poiché il signor Shoesmith già mi conosce: Fred Marlan, gallerista! Ho per caso ascoltato parte della vostra conversazione e mi sono detto: Fred! Credo che quei signori siano interessati ad opere d’arte di valore!”
Lo guardarono “Siete americano, forse? Con quell’assurdo accento …” Chiese sorridendo Justace Blunt, poco interessato alla cosa. Marlan avrebbe voluto rispondergli per le rime, ma si trattenne. “Dicevamo, io posseggo una vasta collezione di opere d’arte dei più svariati artisti, contemporanei e non.”Marlan fece una breve pausa: “Ma perché non venite a dare un’occhiata? La mia galleria è a pochi isolati da qui e ho l’auto proprio qui!”
Blunt e Shoesmith superbi e altezzosi lo seguirono docilmente.
Pochi minuti dopo, una borbottante automobile nera si fermava al 128 di Abbey Road, davanti ad una casa alta e gialla.
Marlan era sceso dall’auto, e si apprestava ad aprire la portiera posteriore “Eccoci arrivati, signori! Prego … da questa parte!” La “galleria” consisteva in un ampio salone seminterrato illuminato grazie a un paio di strette finestrelle. Sulle suddette prendevano posto, una trentina di dipinti di dubbia fattura.
“Oh, e dunque sarebbero queste le opere d’arte di grande pregio artistico!” disse Blunt, con tono di rimprovero, sbirciando le tristi croste. Ma Marlan raggiunse un angolo della stanza, dove si trovava un piccolo quadro coperto da un telo.
“Questo, miei cari signori, è un opera di inestimabile valore, che mostro solamente a pochi eletti!” In effetti, si trattava proprio di un dipinto autentico del tempo della rivoluzione francese, finito per caso nelle sue mani. “Poche ciance e ce lo mostri!” grugnì Blunt, seccato. Con uno scatto afferrò la coperta e …I due tronfi inglesi rimasero attoniti per qualche istante…
“Ah, dovevi vederli, Henry! Dovevi proprio vederli!” Marlan fece una breve pausa e si riempì un bicchiere di scotch. “Poi se ne andarono senza fare una piega, soffocando l’entusiasmo!” Henry, il fidato cameriere di Fred Marlan, guardava il suo padrone con disapprovazione.“Ma non hai ancora ascoltato la parte migliore: infatti, secondo le mie previsioni, entrambi i palloni gonfiati mi hanno telefonato, l’uno all’insaputa dell’altro per chiedermi di vendere il dipinto!” “E voi a chi avete detto di sì?” domandò Henry “Ma a entrambi, caro mio e per 5000 sterline!” Non approvo, signore!” Disse il cameriere alzandosi in piedi “E’ una truffa bella e buona!” “Poche storie.L’appuntamento è per domani alla Victoria Station. Il primo alle 12.00 e l’altro alle 13.15! Forza, vai ad impacchettare il quadro e due belle cornici vuote!” Il giorno successivo, Fred Marlan e il suo cameriere si trovavano, come d’accordo, alla stazione di Londra, in attesa di Conrad Shoesmith. Pochi istanti dopo, Shoesmith era alla loro presenza. “Il quadro, allora,dov’è?” Henry gli porse un pacco. “Bene, e ora i soldi!” Shoesmith estrasse una grossa mazzetta che subito Marlan afferrò famelico. “Le dispiace se controllo il dipinto?” “Ma certo!” Ma non appena il vecchio inglese, squarciando il pacco, appurò l’autenticità dell’opera, Marlan strillò “Ahhh! Un ratto!” facendo sobbalzare il povero Shoesmith, che lasciò cadere il quadro urlando. Più rapido che mai, Marlan estrasse da sotto la mantella un involto contenente una cornice soltanto, e lo sostituì in gran fretta con l’originale, senza che il vecchio si accorgesse di nulla e se ne andasse sicuro di aver concluso un affare. La medesima cosa avvenne un’ ora e un quarto dopo con l’altro acquirente, Justace Blunt.
Appena tornato a casa, Marlan spacchettò il dipinto originale per riappenderlo in salotto in bella mostra. Era così felice! Ma la sua contentezza scomparve all’istante perché il pacchetto non conteneva altro che una cornice usurata. Mentre pensava dove aveva sbagliato notò una lettera infilata nel pacchetto. La aprì. “Esimio Signor Marlan, ce l’ho io vostro dipinto! E’ merito vostro se sono divenuto così esperto nell’arte della truffa! L’allievo supera il maestro!
Vostro aff.mo cameriere Henry
