Un semplice scorcio, in chiaroscuro.
Son due che parlano.
-Ti ho chiamata ieri sera, non trovandoti ho pensato fossi via-
-no, per niente-
-cosa allora? Hai studiato sino a tardi!-
-lo puoi credere-
- Ho cose da dirti-
-ascolto, di che ti preoccupi?-
-quando parlo ho spesso impressione tu abbia la testa altrove-
-altrove?-
-sì! Sulla luna, o chessò.. -
-altrove-
Lei -non ti seguo, che nascondi?-
-nulla!-
-Penso sempre ci sia qualcosa che non vuoi dirmi-
-non ho voluto, sin’ora-
-perché?-
Dice: - Volevo esser certo di ciò che t’avrei detto-
Risponde: - … -
-è così!-
Lei -devo pensare stia dicendo la verità-
Il primo riprende -certo-
-non credo sia facile, esser sinceri. Ho stima di te-
-credi-
E ribatte -parli, parli.. che hai detto sin’ora?-
-nulla-
-nulla-
Lui -ciò che ho da dirti lo serbo nel cuore-
-Mi confondi, non è molto che ti conosco-
-da poco-
Il primo ad un tavolo, l’altra in piedi.
Dice: -fossimo, noi due soltanto, ai capi della linea-
-lo siamo-
-e nessun altro, a chiamarci in disparte-
-siamo noi soli-
Lui siede sul divano, lei pure, aggiusta un cuscino; il salotto e tinto d’un bianco immacolato.
Il pendolo rintocca, i due non se ne sono accorti.
-Avrei dovuto saperlo-
-cosa?-
-mi chiami, non dici poi nulla-
La luce si confonde, è tutto un baglior di stelle.
Lei si incupisce, perde forma.
Dice -ascolto-
E’ tardi, si spegne ogni luce. Ti dirò tutto, domani.
