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Concorso 2009

Concorso Parole in Corsa GTT

Passione

di Ugo Boggio

 

 

Lavoro per questa banca da quasi 3 anni e non mi era mai accaduta prima una cosa simile.

Tutto è iniziato quella notte quando, durante un temporale, un fulmine colpì il lampione a pochi metri dall’ingresso della banca.

Subito non mi resi conto di niente, ma il mattino dopo cominciai a notare piccoli particolari nelle persone che mi avvicinavano.

Cose veramente piccole come un tic nervoso o un particolare modo di chiedere un servizio, e per ognuno annotavo mentalmente qualcosa.

Poi giunse lei.

Domandò un prelievo con una tale gentilezza che mi colpì subito; era molto bella, affascinante, era una di quelle donne che si fanno notare per la loro naturale eleganza.

Rimasi incantato e le porsi il denaro continuando a fissarla negli occhi.

Ovviamente lei non si accorse di me, come poteva del resto vista la mia posizione, ma io cominciai ad aspettarla con ansia ogni giorno.

Tornava quasi regolarmente due o tre volte la settimana.

Era fredda, impassibile ma crudelmente bella ed affascinante. Domandava, prelevava e se ne andava.

Tutto così, freddamente, meccanicamente, senza un sorriso o un gesto complice.

Ovviamente mi innamorai di lei.

Mi innamorai di una donna bellissima ma troppo lontana da me, troppo lontana dal mio mondo.

Era un amore assolutamente impossibile ma non potevo impedirmi di amarla sempre più ogni volta che la vedevo.

Amavo il suo viso, i suoi profondi occhi color del cielo, i suoi capelli dorati, le sue labbra che muoveva piano sussurrando o canticchiando chissà cosa.

Tentai anche di comunicarle il mio sentimento passandole dei bigliettini, che però lei leggeva distrattamente e gettava poi nel cestino della carta li vicino.

Mi sento distrutto dentro.

Mi brucia il fuoco della passione ma non posso far niente.

Quando è qui davanti mi guarda, a volte sembra voler dire qualcosa mentre fruga affannosamente nella borsetta.

Poi allunga la sua mano come per carezzarmi, mi guarda ancora  ma non mi vede, in realtà; è straziante.

L’unica concessione al mio ardore erano le sue dita che mi carezzavano delicatamente, ma velocemente.

Un contatto fuggevole come la felicità perduta, come l’acqua che sfiora la roccia nella cascata.

Ora soffro perché da molti giorni non la vedo, forse ha capito e mi vuole evitare, ma così mi fa star male ancora di più.

Non so come rintracciarla, di lei ho solo il suo numero di conto e il ricordo delle sue dita calde e morbide su di me.

Continuo a ripetermi che sarebbe stata comunque una storia impossibile, ma non sono le storie impossibili che danno sapore alla vita?

Aspetto, e aspetterò ancora, sono sicuro che tornerà.

Intanto continuo a notare cose strane nei clienti, le annoto nella memoria, distribuisco denaro e aspetto il suo ritorno.

 

Mi chiamo Bancomat della filiale 18, se la incontrate ditele che voglio rivederla almeno una sola volta ancora.