La ragazza correva sotto la pioggia, che scendeva da quasi una quindicina di minuti. Era uscita di casa velocemente senza guardare le pericolose nuvole sopra casa sua, per andare ad affrontare i fatidici esami di terza media. Voleva arrivare il più in fretta possibile, in modo da scrollarsi di dosso il peso che ormai aveva da quando aveva messo piede per la prima volta nella sua classe, la terza b.
L’ansia l’aveva assalita spesso durante la notte, disturbandole il sonno, facendola svegliare all’improvviso.
Voleva correre, scappare lontano dalla scuola, dalla famiglia e dagli amici, per avere un po’ di pace e mettere fine allo stress.
Si domandava che cosa sarebbe stato di lei una volta andata al liceo. La domanda che le avevano fatto più spesso in quei ultimi tre anni era: “Dove andrai, finite le medie?”. Una domanda alla quale non riusciva a rispondere: una delle poche domande che non avevano una risposta. E ciò la infastidiva molto.
Tutti i suoi amici sapevano, sin da piccoli, quale scuola frequentare, mentre per lei c’erano voluti sette anni per capirlo: voleva fare il Grafico Pubblicitario. Ma per arrivarci aveva dovuto rispondere a tre domande.
Primo. “Cosa so fare?”. Le risposte più preparate erano: so cucinare, disegnare e studiare. Bisogna quindi sempre seguire la propria capacità. Ma non è così semplice perché c’è sempre chi sa fare più cose insieme. Allora va in crisi. È nessuno può aiutarla.
Secondo. Ci sono gli amici. La tua migliore amica va al Classico e tu in un altro… cosa succede? Non sarà più possibile vedersi spesso come prima. Ci sono compiti e orari scolastici diversi. Rifiutare un invito è come morire dentro, perché ci si sente in colpa, e sorge spontanea la domanda: “Se fossi andata con lei, sarebbe cambiato qualcosa?”.
Terzo ed ultimo. La professione dell’età adulta. Se segui un’amica in una scuola, perché ti senti sola, perdi la possibilità di fare la professione che hai sempre sognato. Ma anche se fai la scuola che volevi, non è detto che andrai a fare ciò che ti aspetti da adulta e impazzisci a questo quesito: “Se avessi scelto la mia amica, cosa sarebbe successo? Avrei continuato a fare quello che volevo da grande?”.
Perché l’amicizia, in fin dei conti, non dura per sempre. L’amica può trovarne un’altra migliore, che fa cose che non si era mai pensato di fare con l’altra. Un po’ come la famiglia. Se un giorno perdi entrambi, l’unica cosa che ti rimane, oltre al ricordo, è un misero pezzo di carta che non è di alcun conforto.
L’edificio bianco si stagliò all’orizzonte, e la giovane si fermò sul marciapiede, ignorando il temporale e la pioggia che la bagnava da capo a piedi. In quell’edificio le erano accadute molte cose, anche se alcune non proprio tra quelle mura, ma lei le considerava tali, come la perdita di un parente, un voto alto di matematica, l’amicizia di Giulia e il primo bacio dato a Marco.
Ricordò le sue incertezze per la scelta della scuola e ripensò a come aveva domandato a tutti i professori un consiglio. Naturalmente, tutte le avevano detto una cosa diversa, a parte i professori di musica, di tecnica e di artistica: il Grafico o l’Artistico. Dopo aver chiesto anche agli amici dove sarebbero andati, aveva ancora più dubbi sulle scelte designate, ma almeno ora erano solo più due. L’amica Anna Chiara andava all’Artistico e Gabriele, un vecchio amico d’infanzia, al Grafico. Chi scegliere? Scelse la seconda opzione, dicendo che almeno non sarebbe stata sola, anche se la professoressa di matematica le aveva detto che doveva seguire quello che lei voleva e non quello che volevano gli altri.
E così aveva scelto la scuola. Ora doveva solo superare l’esame di terza media, quello orale. Anche se voleva tornare a casa tra mille preoccupazioni, sapeva che doveva continuare a camminare. Voleva tornarsene sotto le coperte del suo comodo letto e uccidere chiunque le domandasse dell’esame. Il fratello ventenne, di sicuro, sarebbe stata la prima vittima.
Si fermò un’altra volta, pensando alle parole del fratello Riccardo, che l’anno prima aveva affrontato la maturità. Le aveva detto che aveva fissato un punto oltre la spalla del temutissimo professore di lettere, e aveva parlato per un quarto d’ora, sputando frasi dopo frasi, e rispondendo alle loro domande in maniera corretta, lasciando tutti di stucco. Non doveva fare nient’altro. Lui aveva vinto la paura in quel modo, ed era ancora vivo e vegeto a casa, con un diploma preso andando allo Scientifico piuttosto che all’Artistico, grazie ai suoi amici che gli avevano fatto cambiare idea.
Decise di prendere in considerazione il consiglio del fratello. Anche se lei aveva altri problemi, perché quando un professore la interrogava, arrossiva e il suo tono di voce si abbassava di colpo.
Col cuore più leggero attraversò il cancello della scuola salendo di fretta le scale. Aprì il portone, salutò i bidelli e andò verso la terza b, dove trovò alcuni dei suoi compagni intenti al ripasso dell’ultimo minuto. Mentre posava la borsa, il professore di musica uscì dall’aula chiamandola per nome. Alessandra Fallacci attraversò la porta, trovandosi di fronte ai professori, per affrontare l’ultimo esame.
Gli insegnati erano disposti a ferro di cavallo attorno a lei, che li guardò per qualche secondo, prima di prendere fiato, sedersi e cominciare il suo esame.
