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Concorso 2009

Concorso Parole in Corsa GTT

Corsa di notte

di Enrico Bosio

Domani è la fine del mondo, ma io forse posso impedirlo. Sono seduto sull’autobus numero sessantuno,  sto percorrendo le vie della mia città verso quel che resta del mio destino. Sono stanco, ho viaggiato  tutta la notte. Sotto i portici della via intitolata al grande fiume, vedo dei giovani che tornano a casa dopo aver fatto le ore piccole nei locali dove, ai tempi dell’università, andavo anch’io. Sono le tre del mattino. Se stanotte riuscirò  a compiere la mia missione, forse potrò sorridere ancora. Scendo all’ultima fermata prima del ponte. Ha appena smesso di piovere, il tendone del circo luccica alla luce dei lampioni, al centro della grande piazza. Cammino lungo il fiume, e guardo i locali dove gli ultimi tiratardi  si godono, nei dehors, la frescura portata dal temporale. Una ragazza esce da un locale accompagnata da un uomo vestito da cowboy, che a stento si regge in piedi, e infatti resta appoggiato al muro. È bellissima, la guardo mentre si dirige verso di me e mi chiede: «Mi aiuti ad accompagnare il mio amico in un altro bar? Lavoriamo per il circo, domani dobbiamo fare il numero di Buffalo Bill  ma, se non lo rimetto in sesto per domattina, siamo finiti. Questi qui vendono solo alcolici ma non fanno caffè, e lui ne ha un bisogno urgente.» Faccio sì con la testa. Sì, so che lavorano al circo, e sì, la aiuterò. Lei e io ci avviciniamo al cowboy e lo prendiamo, uno per parte, trascinandolo fino al caffè più vicino; entriamo e facciamo sedere il cowboy a un tavolino. La ragazza gli ordina un espresso mentre, da una radio, una voce annuncia il notiziario della notte. Il barista aziona la macchinetta del caffè, mentre un uomo con un camiciotto azzurro, l’unico avventore oltre a noi, controlla l’orologio e chiude un borsello. Faccio per salutare la ragazza , uscire e andarmene, ma lei mi afferra un braccio e mi ferma: «Ascolta…in quella busta che ti ha dato la ragazza con l’impermeabile rosso…c’era una lettera?» La guardo, un po’ sorpreso:  so di che lettera parla, e di quale ragazza con l’impermeabile. Il cowboy beve il suo caffè e poi, a fatica, si dirige verso la toilette. La ragazza prosegue: «Faccio il numero equestre al circo con il cowboy. La settimana scorsa, una sera, ho visto quella ragazza darti una busta rossa, quando ti sei seduto accanto a lei, fra il pubblico: beh, ecco…lo so che ti sembrerà strano…ti  ho visto seduto a vedere lo spettacolo per una settimana, sempre accanto a quella ragazza  e…mi sono un po’ incuriosita.» Guarda per terra, poi prosegue: «Ecco…ti ho notato. Che strano incontrarsi proprio qui a quest’ora, eh?» Guarda fuori dalla porta vetrata, e mi accorgo che è arrossita, come lo sono anch’io, visto che sono andato al circo ogni sera per una settimana solo per vedere lei. Le sorrido, tiro fuori la busta rossa dalla tasca dai jeans e gliela porgo. Lei mi guarda, un po’ sorpresa, poi la apre,  la legge e, quando ha finito, alza lo sguardo su di me, e resta in silenzio. Vedo che trattiene il fiato, e mi fissa, incredula. Poi, mi accarezza una guancia. Il vento spalanca la porta del bar, la lettera viene soffiata via ma l’uomo con il camiciotto azzurro, che è appena uscito, l’afferra e ce la riporta: guardo bene il suo camiciotto e, allora, gli mostro  l’ultima riga della lettera. L’uomo mi sorride: «Sei fortunato, sto per entrare in servizio: sono io l’autista del pullman che cerchi. Vieni con me, stiamo per partire.» La ragazza mi afferra per un braccio. Allora mi volto, e la bacio. Poi, la respingo dolcemente e seguo l’autista.  Attraversiamo la grande piazza, incamminandoci lungo il fiume, fino al corso dietro alla piazza, dove un autobus blu è fermo al capolinea, con un uomo al volante.  Salgo, c’è il cambio degli autisti , partiamo. Sono  l’unico passeggero. Rileggo la lettera che la ragazza, con l’impermeabile rosso, conosciuta al circo, fra gli spettatori, mi ha consegnato sabato scorso: “Caro vicino di seggiola, è stato un piacere condividere con te la mia passione per il circo durante questa mia settimana di vacanza . Dove  lavoro io non abbiamo mai ferie, se non ogni due secoli. Quando leggerai queste mie parole, io sarò tornata sul posto di lavoro. Ti chiedo un favore…enorme. La settimana prossima, all’alba di mercoledì, finirà il mondo. So che sembra una follia, ma puoi credermi. Voglio che tu prenda questa lettera e martedì mattina ti rechi in cima alla montagna dove nasce il fiume più grande della nostra città: lì, riempi una fiala con l’acqua del fiume, in un punto  in cui si rifletta la luna piena. Poi, torna in città, nella grande piazza dov’è il circo e, da lì, raggiungi il ponte che passa sulla confluenza dei due fiumi della nostra città e, in quel punto, versa l’acqua della tua fiala. Devi farlo prima dell’alba di mercoledì, e devi essere tu a farlo: io posso solo indicarti come agire. Se riuscirai a versare quell’acqua pura nei due fiumi, credimi,  la fine del mondo sarà rimandata. Fai leggere questa lettera alla tua bellissima amazzone, dopo che il cowboy avrà preso il caffè e, infine, fai leggere all’uomo con il camiciotto azzurro questa domanda: da dove parte l’autobus per il ponte sulla confluenza?”. Sento, al tatto, la fiala con l’acqua di luna, nel taschino della mia camicia. Sono le quattro del mattino di mercoledì. L’autobus sfreccia lungo il grande fiume e, all’altezza del ponte sulla confluenza, si ferma: guardo l’autista, che mi saluta: «Buona fortuna». Scendo e vado verso il ponte, che però è crollato, e allora capisco che è finita. L’unico modo per arrivare sopra la confluenza, sarebbe poter volare, o tuffarsi. Io, però, non so nuotare. Poi, come dal nulla, si materializza un’enorme figura, accanto a me: la ragazza del bar, in sella a un possente cavallo bianco, mi sorride:  «La radio ha detto che questo ponte era crollato: ho pensato che forse ti serviva una mano. » La guardo come se fosse una visione. «Avanti, sali dietro di me.» prosegue lei. Salgo, lei gira il cavallo e gli fa prendere la rincorsa: tiro fuori la fiala con l’acqua, e le tolgo il tappo con i denti. Sulla riva opposta, oltre la confluenza, vedo una donna con l’impermeabile rosso che ci saluta e, poi, sale sull’autobus blu che mi ha portato fin qui: l’autobus parte… sale verso l’alto, finendo inghiottito dai nuvoloni. L’amazzone  si gira, e mi dà un bacio. Poi, partiamo al galoppo.  Saltiamo, sopra la confluenza, nel vuoto, verso l’altra riva,  e ho appena il tempo di versare l’acqua della fiala nel punto in cui i due fiumi si fondono in un abbraccio. Domani è la fine del mondo, ma forse noi possiamo impedirlo.