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Concorso 2009

Concorso Parole in Corsa GTT

NEL TUO CUORE

di cristina risso

Non è facile forzare la porta chiusa del tuo cuore. Entro di soppiatto, con l’intenzione di restare solo pochi minuti.

L’ambiente è grande, per metà ricolmo di grossi scatoloni. Alcuni sono ermeticamente chiusi, altri non sono ancora completamente pieni e si riesce a vederne il contenuto.

Quasi inciampo in uno dei più voluminosi. E’ ancora aperto e dentro vi sono ammassati oggetti che non fatico a riconoscere: foto, lettere, regali…la tua storia più importante, la più triste (a quanto pare non l’hai ancora del tutto archiviata).

Vorrei chiuderla io quella scatola ingombrante, con metri di scotch, in modo da non fartela più aprire, nemmeno se lo volessi.

Alle pareti ci sono decine di fotografie. Naturalmente cerco subito la mia (l’immagine della mamma deve essere ben visibile!).

Infatti, la trovo senza fatica. Come sono bella in quell’istantanea…davvero mi vedi così?

Quanti visi, ma per fortuna c’è ancora tanto posto. So bene che talvolta stacchi qualche foto dal muro e non l’appendi più: di rado concedi una seconda chance.

Continuo a camminare, immersa in suoni e profumi.

Riconosco due o tre motivetti dello Zecchino d’Oro, la sigla di quel cartone animato che ti piaceva tanto…e altre canzoni che non collego a ricordi in comune.

In fondo alla stanza mi attende la porta nera. Eccomi giunta: ora ci vuole coraggio.

ENTRO. Naturalmente l’interno è completamente buio.

Mi assalgono mille mani invisibili, mi strappano l’anima e cominciano a nutrirsi dei suoi brandelli.

Urlo, piango, l’angoscia mi toglie il respiro.

Mio Dio! E’ questo che provi adesso?

Ho paura perché nessuno può sopravvivere a tanto dolore.

Con un ultimo sforzo di volontà afferro la maniglia nera e mi precipito fuori.

Ora mi attende la porta bianca, ma il mio timore è ancora maggiore.

Hai ancora speranza nel domani o troverò l’ultima stanza completamente vuota?

Non riesco a valicare quell’uscio: sono consapevole di essere codarda, ma ho esaurito le forze.

Riesco solo ad afferrare le fotografie dalle pareti, ne faccio una grossa pila e la scaravento al di là della porta.

Forse quelle immagini ci sono già nella stanza bianca, forse ti sei già aggrappata a loro.

Sono esausta. Corro fuori e rifletto: non ho trovato Dio nelle camere del tuo cuore. L’hai per caso chiuso in uno degli scatoloni che non aprirai mai più? O magari è lì, al di là della porta bianca, insieme alle fotografie delle persone amate?

Mi piace pensare che sia così. DEVE essere così, dolce figlia mia.