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Concorso 2009

Concorso Parole in Corsa GTT

VENTO DELL'EST

di Paola Gridelli

 Anjelica tu sei nata per fare la ballerina” diceva sempre mia nonna guardandomi piroettare nella sua stanza che odorava di muffa e di morte. Io attirata là dentro come una falena dalla luce di una lampadina mi ostinavo a portare in punta di piedi un po’ di leggerezza.

In quella casa nella periferia di Tiraspol tutto puzzava di vecchio oramai, cristallizzato da anni di malattia e miseria, ma io mi ostinavo a sognare un futuro migliore. Chiudendo per un istante gli occhi mi sembra quasi di poterli riacchiappare quei sogni, vividi come un film appena proiettato. Mi vedo in tutù e scarpette mentre mi staglio con il cuore in gola per l’emozione al centro del palco e al di là centinaia di spettatori venuti solo per me ad applaudire senza riserve.

Poi improvvisamente mi risveglio scossa da una brusca deviazione del tram. E sono di nuovo a Torino, come unica meta la casa di Margherita, l’anziana per cui lavoro da cinque anni ormai. Come vorrei ogni tanto poter rivedere al posto di quella donna inacidita dagli anni e dagli acciacchi, mia nonna. Ballerei ancora per lei sulle punte e mi sembrerebbe tutto improvvisamente più vivo e fresco.

“Devi alzare di più quelle braccia, quasi come se volessi toccare il cielo nel vero senso della parola. E poi devi tenere il sedere in dentro, come ti ho detto migliaia di volte…guarda che lo so bene io come si diventa dei bravi ballerini”sussurrava la nonna con un filo di voce, senza fiato e attaccata alla vita come un filo d'erba su un promontorio esposto al vento. Ogni minimo alito la sua luce si spegneva un po’ di più, ogni piccolo colpo di tosse mi faceva scendere dalle punte per andare da lei con un bicchiere d'acqua fresca.

“Nonna ma credi davvero che anch’io un giorno…si insomma potrò ballare in un teatro vero come te?”. Mi ostinavo poi a guardare fuori della finestra, oltre quei palazzi grigi e tutti uguali e oltre la linea dell’orizzonte, in cerca di conferme. Come se per il solo fatto che ci credessi con tutte le mie forze, avrei ottenuto quello che desideravo.

Guardo l’orologio mentre un altro scossone del tram mi riporta alla realtà. E’ tardissimo e sono sicura che Margherita sarà già su tutte le furie, si starà maledicendo per il fatto che sono riuscita a spuntare una pausa domenicale un po’ più lunga.

“Ma che avete da raccontarvi tu e le tue amiche? Scommetto che passate tutto il tempo a criticare le persone per cui lavorate. Bada che non sta bene sputare nel piatto in cui si mangia ed io poi ti ho trattato sino ad oggi come una figlia”.

Dalla finestra di casa potevo osservare mia madre che tornava dal lavoro. Per tutto il giorno era costretta ad incollare pannelli di formica che puzzavano terribilmente e quando entrava in casa ne era ancora impregnata. Io in quel momento correvo in bagno a prepararle dell’acqua calda ed un asciugamano pulito. Lei appena entrava in casa mi salutava con un bacio sulla testa per non mischiarmi troppo quella puzza, diceva lei. Io penso per fare in modo che la fatica vissuta durante i turni di lavoro massacranti non entrasse per osmosi dentro di me, rendendomi altrettanto schiava.

Sono stata sempre oblativa come persona. Lo ero allora ballando per mia nonna e preparando il bagno caldo per mia madre. Lo sono oggi mio malgrado per Margherita cui non importerebbe nulla di vedermi piroettare sulle punte però. E’ da molto tempo che non ballo più per nessuno infatti, nemmeno per me stessa. Neanche nella mia stanza a fianco della padrona. Come se potesse vedermi dal suo letto attraverso i muri e avesse così possibilità di trovare un nuovo argomento per schernirmi.

Il tram si è fermato ora. Guardo distrattamente fuori del finestrino ed immagino di essere per un istante nella mia città. Chissà adesso cosa starei facendo se fossi rimasta. Forse starei tornando a casa dopo un turno di lavoro passato ad incollare pannelli di formica o invece mi sarei attardata per le prove generali dello spettacolo. Avrei ancora sul viso stanco i residui del trucco ed i capelli raccolti in uno chignon tirato.

“Così devi fare bambina. Ci va ordine e disciplina in questo mestiere”diceva la nonna mentre mi pettinava, incurante delle mie lamentele. Io sentivo invece il cuoio capelluto venire via e pregavo affinché non accadesse.

Mi tocco la testa, i capelli sono più corti per comodità e meno morbidi di un tempo. Chissà cosa penserebbe mia nonna vedendomi in questo stato.

“Ti sei per caso ammalata bambina?”piagnucolerebbe con voce carica d' ansia “Ed ora come facciamo per raccoglierli, non puoi avere più la stessa eleganza”.

Mentre il tram ha ripreso la sua corsa mi scappa un sorriso. A Sasha piaccio anche così e ho deciso che la prossima volta ballerò per lui, per sentirmi di nuovo a casa, per tornare di nuovo un po’ bambina.