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Concorso 2009

Concorso Parole in Corsa GTT

Un ritardo fortunato

di Federica Allasia

Era una fredda mattina di dicembre, la neve durante la notte aveva ricoperto ogni angolo della città ed ora,  Torino, agli occhi di un estraneo  inconsapevole della frenetica routine che vi si svolgeva ogni giorno, poteva davvero sembrare un luogo fatato.

Erano le 7.00 e Giulia stava ancora dormendo; si sarebbe dovuta trovare in ufficio alle 8.00, ma sfortunatamente non aveva sentito suonare la sveglia. Sarebbe stato il suo primo giorno di lavoro e non avrebbe certo fatto bella figura presentandosi in ritardo. Il rumore di una brusca frenata la svegliò, e la ragazza, accortasi dell’ora, cominciò a prepararsi guardando ripetutamente l’orologio.

Quando finalmente fu pronta scese nel parcheggio sotto casa, dove l’attendeva una spiacevole sorpresa: la sua macchina era ricoperta da uno spesso strato di neve e ghiaccio. Tentò di liberare l’automobile da quella montagna bianca e gelida e quando vi riuscì provò a mettere in moto l’auto, ma la sua sfortuna quella mattina non era ancora terminata; naturalmente la vettura non partì.

Avvilita prese il suo palmare e stava per chiamare l’ufficio per avvisare che non si sarebbe presentata, quando si ricordò che durante il colloquio di lavoro di qualche giorno prima il capo le aveva riferito che avrebbe potuto raggiungere l’azienda con un autobus; il 54…o il 55? Guardò l’orologio: erano le 7.40.

Giulia cominciò a correre e raggiunse la fermata dell’autobus più vicina, che si trovava a due isolati da casa sua, e leggendo alcune informazioni riguardanti i percorsi dei mezzi, capì che sarebbe dovuta salire sul 55; non aveva idea degli orari di quell’autobus, ma si sedette ugualmente su una panchina e attese, sperando che la buona sorte avesse compassione di lei e decidesse di aiutarla. Giulia era quasi completamente bagnata a causa della neve, ma non era il freddo a  preoccuparla: non era mai salita su un mezzo pubblico e non aveva la minima idea di come si sarebbe dovuta comportare. Era vissuta in una famiglia molto ricca ed era stata viziata fin da piccola; un autista privato l’aveva sempre accompagnata dove lei desiderava e quindi non si era mai preoccupata di nulla, se non di conoscere il nome della destinazione.

Un giorno aveva capito che non avrebbe potuto continuare a vivere in quel modo e aveva deciso di andare via di casa; si era trasferita a Torino, dove viveva da sei mesi e aveva cominciato a cavarsela da sola: all’inizio non era stato facile, ma si stava abituando ad una vita “normale”.

Finalmente l’autobus arrivò, ma una volta salita, la ragazza rimase immobile davanti all’autista, inconsapevole di ciò che avrebbe dovuto fare. Il conducente, sorpreso dal comportamento di quella strana e impacciata ragazza, disse:

-          Ha bisogno di un biglietto?

-         Ehm, certo, il biglietto! Scusi, ma non volevo disturbarla!- Giulia era imbarazzata e consapevole degli sguardi divertiti degli altri passeggeri sarebbe voluta scomparire.

-          Dove deve andare?

-          Via Pietro Micca!- rispose lei, decisa. In fondo a dare gli indirizzi era brava e le sembrò di essere tornata bambina e di trovarsi davanti al suo autista privato.

Il conducente le consegnò il biglietto e lei andò a sedersi nell’unico posto rimasto libero.

-          Scusa…

Giulia si girò e vide un bellissimo ragazzo!

“Wow, ho già fatto colpo!” pensò lei divertita e con l’espressione più simpatica che era in grado di fare si voltò verso di lui.

-          Dici a me?- disse.

-          Sì!- rispose lui gentile

Giulia era al settimo cielo; stava parlando con un ragazzo bellissimo su un autobus! Forse aveva fatto bene a trasferirsi; nella macchina di papà non avrebbe mai trovato qualcuno con cui parlare, se non l’autista, un uomo sulla sessantina con spessi occhiali e un principio di calvizie.

-          Ti sei dimenticata di timbrare il biglietto!- continuò il ragazzo.

-          Ah, certo, il biglietto…- rispose lei delusa.

Si alzò dal suo posto e si avvicinò alla macchinetta; guardò attentamente il suo biglietto e lo girò e rigirò più volte prima di scorgere una freccia che indicava il verso di inserimento; dopo averlo timbrato ritornò al suo posto, ma prima di sedersi vide che il ragazzo con cui aveva parlato poco prima cercava di trattenere a stento una risata.

-          Scusa cosa c’è di così divertente?- disse lei acida.

-         Niente, è solo che non ho mai visto una persona più impacciata di te!- rispose lui divertito.

Irritata, Giulia si voltò verso il finestrino; era così bella la città ricoperta da quel mantello bianco che faceva assumere a tutto ciò su cui si posava una forma inaspettata.

-          Scusa, sono stato scortese, ricominciamo… Mi chiamo Marco!- riprese lui.

-          Io sono Giulia. – disse  lei voltandosi verso il ragazzo.

Era davvero bellissimo, aveva grandi occhi verdi e capelli castani; indossava un vestito molto elegante che gli conferiva un’aria distinta.

-          Avvocato?- domandò Giulia indicando il vestito.

-          No, cerco solo di fare bella figura con le ragazze impacciate che si aggirano sugli autobus.- rispose lui

-          Molto divertente! Comunque non sono impacciata, è solo che è il mio primo giorno di lavoro e sono in ritardo.- mentre pronunciava quella frase Giulia guardò l’orologio e vide che erano le 8.10, era molto in ritardo!

-          Mi dispiace, comunque stai tranquilla, io prendo tutti i giorni quest’autobus alla stessa ora, quindi potrò aiutarti ad acquisire dimestichezza con i mezzi pubblici!

-          Oh, grazie, ma non credo che prenderò altre volte questo pullman; primo perché arriverei tutti i giorni in ritardo al lavoro, secondo perché ho una macchina, che oggi sfortunatamente non è partita.

-          Allora questo sarà il nostro primo ed ultimo incontro…- disse lui cercando di nascondere la delusione.

Giulia non rispose, ma si limitò a guardarlo. Sentì una sensazione strana, mai provata prima. Cominciò a sentirsi girare la testa. Aveva visto tanti film romantici e di solito alla tv dicevano che quando una persona si innamora sente le farfalle nello stomaco o cose simili, ma a lei sembrava piuttosto di aver fatto un giro sulle montagne russe!

Inoltre la neve che continuava a cadere e a ricoprire ogni cosa rendeva quel momento ancora più romantico. Giulia guardò Marco fisso negli occhi per qualche minuto e lui fece lo stesso e per loro il tempo si fermò, non si ricordarono più dei loro impegni e dei loro problemi ed entrambi avevano un solo desiderio: che quel momento non finisse mai.

Tuttavia il resto del mondo non la pensava come loro, e bastò il campanello del pullman per farli ritornare alla realtà.

-          Credo che la prossima sia la tua fermata- disse Marco- non volevo essere indiscreto, ma non ho potuto fare a meno di sentire quello che hai detto al conducente!

-         Sì, penso che tu abbia ragione!- rispose lei, non ancora completamente lucida.

L’autobus girò l’angolo e Giulia vide quello che sarebbe stato il suo nuovo ufficio.

-          Sì, è proprio la mia fermata!- disse lei a malincuore

-         Allora spero di rivederti domani!- rispose lui.

Giulia sapeva che il domani è incerto, ma era sicura che il giorno successivo e quelli seguenti avrebbe continuato a prendere quell’autobus, perché quel giorno aveva vissuto una favola grazie a quel mezzo di trasporto e per nessuna ragione al mondo voleva tornare alla realtà.