Accadde tanti anni fa a Penna Sant'Andrea, un lontano paesino d'Abruzzo, ai piedi del Gran Sasso.
Conobbi questa storia perché, essendo mio padre nato proprio in quel paese, ogni anno per Natale vi andavo con la mia famiglia a passare le feste. Ed il giorno di Natale la storia di Clotilde era l'argomento preferito di ogni tavola, affinché non venisse dimenticata.
Clotilde era una straordinaria creatura, una donna sensibile, buona, sorridente, sempre disponibile e pronta ad aiutare il prossimo. Una brava madre ed una nonna adorata dal nipote. Ma Clotilde era anche ricca. E suo figlio, un giorno, decise di mettere le mani su quell'appetibile tesoro. Con la scusa che suo padre era morto e che Clotilde viveva tutta sola in quella grande casa, si offrì di starle vicino e di prendersi cura di lei e dei suoi acciacchi, notte e giorno., anche se Clotilde godeva di ottima salute. A Clotilde non dispiacque l'idea di avere in casa con sé suo figlio, sua nuora e l'adorato nipotino. Inoltre, in seguito ad un raffreddore che le impedì di andare alla posta a riscuotere la pensione, il figlio convinse la madre a fargli accreditare la congrua pensione sul suo conto corrente. E Clotilde si abbandonò felicemente alle premure del figlio.
Ma non fu tutto rose e fiori.
Quasi da subito venne allontanata da casa, dove tornava solo per dormire, senza mai un soldo in tasca, mangiando a casa di amici che, a turno, le offrivano sempre un posto a tavola ed un pasto caldo. La ricordo bene quella donna che, con dignità, mangiava col capo chino sul piatto per nascondere il dolore stampato negli occhi grandi e umidi. Silenziosa ma fiera, Clotilde finiva di mangiare e toglieva il disturbo, non prima però di aver promesso di tornare. Il resto della giornata lo passava fuori a vagabondare per il paese, sbirciando di nascosto tra le finestre di casa sua, con la speranza di esser scoperta ed invitata ad entrare.
Ma suo figlio faceva finta di non vederla.
Passarono gli anni e Clotilde si ammalò di tristezza e si lasciò morire.
Morì proprio il giorno di Natale.
Dopo la sua morte il figlio si pentì. Il giorno di Natale si faceva tristissimo e malediceva se stesso e la sua cupidigia per tutta la sofferenza che aveva procurato a sua madre. E questo pensiero si fece sempre più opprimente, tanto che il giorno di Natale egli si rinchiudeva in camera della madre a piangere sconsolato la sua morte. Finché una notte, la notte del 24 dicembre, Clotilde gli apparse in sogno dicendogli che aveva sofferto abbastanza e che era giunto il momento del perdono. E così, da quell'anno, suo figlio poté festeggiare di nuovo il Natale con la sua famiglia senza provare vergogna e rimorso. Ma non si scordò mai di lasciare a tavola un posto per Clotilde: lo stesso posto che, un tempo, le aveva negato.
