La storia che mi veniva raccontata... nella fredda atmosfera notturna dal meccanico sbadiglio di cento... mille... centomila finestre indifferenti... non era il miglior best-seller del momento. Anzi! Infastidito ascoltavo il mio vicino di panchina nel suo faticoso procedere... per salti e brusche virate... alla narrazione di questa sua antipatica avventura.
Non gli sarebbe bastato un aereo cisterna russo a contenere tutto l’alcool ingurgitato.... gli consigliai... con una occhiata malevola... di allacciarsi la cintura di sicurezza. Si stava avvicinando la mezzanotte… la pensilina illuminata dalla fioca luce di un lampione mezzo scalcagnato… proiettava la sua triste ombra sull’asfalto rugoso di corso Vittorio Emanuele… alle spalle le inquietanti mura delle Nuove… in odor di cultura… rendevano ancora più penosa l’attesa.
Il rompipalle non la piantava di farneticare frasi senza senso… gesticolava e ondeggiava pericolosamente con il fondoschiena in bilico sul bordo della panchina… rollando e beccheggiando come una nave senza governo… in balia del mare in tempesta.
Per un attimo sperai… illudendomi nella mia fertile immaginazione… che nella sua avvinazzata follia si lasciasse sprofondare nel baratro della strada... inghiottito dal nero sudiciume di un catramoso fiume profanato da migliaia di copertoni assatanati.
Il corso era stranamente deserto… non un’automobile… una motoretta… neanche il cigolio scomposto di una bicicletta solitaria.
Avrei voluto dormire ma il deficiente non smetteva di raccontarmi della sua vita... disatrosa… inutile… noiosa. Infastidito pensai di ritornare a casa a piedi… ma cinque chilometri sono cinque chilometri e così decisi… a malincuore… di aspettare l’ultimo autobus della notte.
L’attesi con ansia... gli occhi fissi in direzione di piazza Adriano… sicuro che sarebbe arrivato puntualmente in ritardo. All’improvviso vidi la luce dei suoi fari spuntare da lontano. Correva veloce... il ritardatario... per recuperare un ritardo cronico. Irrecuperabile. Come cercare spiragli di cruda onestà nei politici italiani.
Con un brusco movimento alzai il braccio… la mano sinistra chiusa a pugno… di riflesso sorrisi… di questo inutile gesto infantile.
Fermata a Richiesta!
Con un secondo brusco… crudele… movimento... spinsi il mio vicino di panchina sotto le ruote dell’autobus. Il mezzo pubblico accostò con urla e scricchiolii di ossa frantumate.
Abbonato!
Si fece finalmente silenzio sotto le stelle. L’autista... in divisa blu... sguardo indifferente... mi guardò fisso negli occhi.
«Sale o non sale!» mi chiese con un tono di voce assente… dal gentile timbro d’ordinanza.
«Prendo il prossimo grazie!» Risposi con un mezzo sorriso... accennando un finto imbarazzo.
Se ne andò sbuffando… sobbalzando…. guardando nervosamente l’orologio che aveva al polso con il cinturino di cuoio ecologico con i colori della sua squadra di calcio. L’altra... non la mia... un pigiama a righe!
Lo vidi scomparire sgommando in fondo alla strada.
Era l’ultimo bus… vado a piedi o che? Mi sdraiai sulla panchina traforata appallottolandomi come un gatto… girandomi su un lato e coprendomi con i fogli sgualciti di un patetico quotidiano comunista... augurandomi che la fila di lampioni... per una volta... una volta soltanto... si fulminassero tutti assieme... allegramente.
Buona notte!
Concorso 2009
Concorso Parole in Corsa GTT
Buona notte
di Marcello Salvati
