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Concorso 2009

Concorso Parole in Corsa GTT

DECISIONE

di Lauretta Prata

C’erano dei giorni in cui Lorenza si chiedeva dove fossero finiti i bei sogni della sua fanciullezza, i giorni in cui sognava di un amore assoluto, totale, che avrebbe permeato tutta la sua esistenza, rendendola assolutamente perfetta.

A “lui” avrebbe raccontato tutti i suoi pensieri, tutte le sue titubanze, niente gli avrebbe celato e sarebbe stata la sua confidente e la sua sostenitrice.

Non ci sarebbero stati segreti, poiché non ce ne sarebbe stato bisogno. Niente e nessuno sarebbe stato altrettanto importante.

Insieme avrebbero affrontato tutti gli ostacoli che la vita avrebbe loro presentato e insieme avrebbero goduto delle gioie grandi e piccole che sarebbero state loro riservate.

“Loro” sarebbero stati più forti, anche contro le tentazioni che si sarebbero presentate, perché nessuno contava più dell’uno per l’altro.

Insieme avrebbero educato i figli che sarebbero venuti, adottando la medesima linea di condotta, perché, si sa, non c’è niente che genera più confusione in un bambino che avere due genitori con idee diverse…

L’avvenire le si presentava sereno e migliore, perché LORO sarebbero stati i migliori…

Poi, aveva incontrato Massimo, e già il nome le aveva parlato di giorni meravigliosi…Non aveva avuto dubbi sul fatto che sarebbero stati felici insieme.

E forse i primi tempi le aspettative erano state ricompensate: avevano messo su casa insieme, avevano avuto un figlio…

Ma in seguito Massimo non era stato più così tenero, non si era più sentita il centro del suo universo. Il lavoro lo aveva assorbito e a volte si assentava per più giorni.

Aveva anche scoperto che a volte non era dove diceva di essere, e che non era solo…

Si accompagnava a belle donne, clienti della ditta per cui lavorava e per cui ritrovava forse lo sprint che lo aveva caratterizzato ai tempi del loro innamoramento.

Lorenza si era sentita sempre più sola e trascurata: i lavori di casa, il figlio e il lavoro part-time che aveva presso un editore non le riempivano abbastanza l’esistenza, e soprattutto non la gratificavano come donna.

Si colpevolizzava, dicendosi che forse era lei che era cambiata, che non faceva abbastanza, che non era perfetta come avrebbe dovuto essere.

I giorni le sfuggivano, uno dopo l’altro, uno uguale all’altro, senza apportare alcuna gioia.

Per fortuna Daniele, il figlio, cresceva senza darle troppi problemi. Era un bambino tranquillo, che non faceva eccessivi capricci.

Quanto a lei, non diceva più tutti i suoi pensieri al marito, non avrebbe potuto: avrebbe dovuto raccontargli le sue angosce, il suo senso di vuoto, di impotenza, la sua disillusione.

Forse, aveva desiderato troppo; forse, aveva desiderato l’impossibile. Forse, la perfezione non poteva esistere.

Intorno a sé ne aveva la riprova: coppie, su cui avrebbe giurato meno di un mese prima, che dopo pochi mesi si sfasciavano...

Perlomeno, il suo matrimonio reggeva, si andava raccontando, Massimo non aveva mai parlato di lasciarsi.

Eppure, perché c‘era in lei tanta desolazione, tanta fatica di vivere, perché a volte si sentiva così vuota e inutile?..

La sua vita era diventata quasi una grande trappola che, proprio perché grande, a volte le lasciava l’illusione di essere libera e a volte invece la stringeva nella sua morsa, rendendola debole e senza volontà.

Quello era il lato più brutto della sua personalità che s’era venuto a consolidare negli ultimi anni: lei, che si era sempre ritenuta forte e in grado di affrontare tutto, spesso non aveva la volontà di fare alcunché. Tutto le pesava, le braccia compivano una fatica immensa nello svolgere i soliti lavori del ménage domestico, la mente vagava lontana quando solo provava ad impegnarsi nello studio di un testo.

Non poteva continuare così, si disse. Avrebbe dovuto fare qualcosa, prendere in mano la sua vita, essere padrona delle sue azioni, non farsi più solo trascinare dalla corrente.

La sua vita doveva subire una svolta, e lei gliela avrebbe data!