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Concorso 2009

Concorso Parole in Corsa GTT

Il capodanno di GT

di Federico Baldi

Era seduto su un sedile del Pronto Soccorso del CTO, insieme a numerosi altri disperati, chi per una telefonata giunta improvvisamente nel cuore della notte, di quelle che non vorresti ricevere mai, chi come lui, perché da lì, se stai male, nessuno ti potrà mai cacciare, soprattutto il 31/12.

Gli pareva di non avere più il controllo di un solo muscolo.

Si era reso conto solo in quel momento di essere di nuovo irrimediabilmente ubriaco.

Scherzi dell’abitudine al bere: ti accorgi di precipitare solo dopo aver ormai superato il confine fra la terra ferma e il vuoto.

Aveva due possibilità; l’autocommiserazione o un’alternativa che intravedeva: un atto di amor proprio, un colpo di reni per quanto questi fossero impegnati nel ripulire il suo sangue dall’alcool e non avrebbero retto nemmeno la metafora.

Tertium non datur. Riteneva bizzarramente che l’inizio della cultura consistesse nel conoscere correttamente il Padre Nostro in latino e il suo culmine fosse usarla, come qualsiasi forma di potere, per uno scopo nobile. Ne era proprio lontano!

Poteva aspettare il giorno e trascinarsi in qualche modo fino a Porta Nuova a elemosinare il minimo indispensabile per comprare un cartoccio di rosso all’Emporio.

Porta Nuova ora era davvero “nuova” e messa a lucido. Non aveva più il coraggio di dormirci maleodorante di acidi gastrici: se ti trovi in un posto ben tenuto sei costretto a chiederti se ti rispetti anche tu.

Stette invece rannicchiato sul sedile duro, in astinenza. Tutta la notte.

Il trascorrere del tempo aumentava la sua volontà.

Un circolo virtuoso aveva avuto inizio…

Accettò il pensiero nichilista che allontanarsi dalla morte significa in realtà, cronologicamente, avvicinarvisi sempre più: e se ne fregò.

La notte trascorse difficile, ma tranquilla, teso e concentrato com’era, a superare il suo limite ed accettare di ricominciare, da poveraccio, così com’era.

La luce limpida della mattina invernale lo trovò sveglio come un grillo. In quella luminosa e fredda domenica mattina doveva trasformare in realtà il suo sogno di una normalità.

A pochi metri dall’ingresso del CTO aveva da poco acceso il motore, al capolinea, il pulman 42.

Uno dei percorsi più suggestivi di Torino: il Po, Corso Rosselli e Corso Peschiera, passando affianco alla galleria del vento del Politecnico, Via Vandalino, la Torino Ovest: il corridoio verso le Alpi Cozie e Graie, che proprio sopra Susa dividono l’Italia dalla Francia.

Fino a un altro ospedale, il più occidentale di Torino, il Martini.

Volle fare una cosa che non aveva più pensato di fare da troppo tempo: salire sul pulman e andarsene a zonzo, senza un pensiero, né una fermata precisa a cui scendere: non curante del tempo dell’orologio e di quello atmosferico.

Nemmeno un solo euro in tasca, se pure ci fosse stato un posto dove acquistare il biglietto domenica 1 gennaio.

Posti a sedere certi, e probabilità di incontrare un controllore prossime allo zero.

Salì, attese senza impazienza che le porte si chiudessero e l’autista desse il primo colpo di acceleratore.

Non era solo. C’era una famiglia con tre bambini: il rumore dell’obliteratrice era un tuttuno con quello del motore, delle porte, e dei freni, erano i suoni di un viaggio in pulman: i primi suoni che si accorgeva di ascoltare da molto tempo.

Alla terza fermata salì il controllore.

Quanto era forte la tentazione di suscitare pietà e la certezza che quella contravvenzione sarebbe stata un’inutile perdita di tempo.

 

Si scoprì più forte: scelse la normalità.

Esibì uno stazzonato documento scaduto.

“Tarantino Gaetano” riuscì a interpretare con qualche difficoltà il controllore.

“Detto Tano” biascicò lui.

Quel documento doveva certamente essere il frutto di un furto o di un ritrovamento casuale: il proprietario, a occhio e croce, avrebbe dovuto avere almeno una quindicina di anni in meno!

“Ha notato?”

“Cosa, scusi?”

“Il mio nome”

“Che cos’à il suo nome? E’ quasi cancellato: l’ho letto per caso male?”

“Gaetano Tarantino, Detto  Tano: GTT”

 

Quel tizio così malridotto riusciva prendersi gioco di sé.

Pareva pure una persona seria, di quelle che infatti non si prendono troppo sul serio.

“Questa “omonimia” non le eviterà una contravvenzione: lei viaggia senza biglietto!”

Il sig. Tarantino rispose con una specie di sorriso sdentato … pareva di gatitudine.

Certamente gli mancava qualche rotella: nessuno sorride di gratitudine di fronte a una multa!

Il controllore diede a GT un’informazione preziosa: “Lei è piuttosto malconcio, scusi la franchezza!”

GT era grato e quasi felice,  poiché ricevere una multa e doverla pagare, che per molti è un momento di umiliazione, era invece l’inizio della normalità.

Sapeva di non avere l’età, il fisico, la salute e nemmeno i vestiti appropriati per qualsivoglia lavoro, per di più in un periodo di grande crisi.

Il 42 costeggiava ora il Po: quattro ragazzi sfidavano il gelo su un “quattro senza”,  come il loro allenatore in piedi sul motoscafo fluviale a scandire il ritmo, il megafono nella mano destra, la sinistra a governare il timone.

Scese a respirare l’aria del Valentino. Avrebbe fatto due passi per prendere poi il 16 in direzione Piazza Vittorio: un altro percorso lungo il fiume.

 

Gli ultimi irriducibili del capodanno barcollavano verso casa.

 
Aveva sentito che il Po era sempre più pulito.

Se ci era riuscito il Po, ce l’avrebbe fatta anche lui.