L’ECOLOGISTA
La giovane donna avanzava sull’erba con religiosa attenzione: lei non avrebbe mai sopportato, pur con i suoi passi lievi, di infliggere una sofferenza ai teneri germogli della nuova stagione.
‘Oh, l’usignolo che componeva canzoni nella siepe e, più in là, il cuculo fra i rami dell’olmo, così impegnato a ripetere l’antico annuncio di primavera! Intanto nubi cariche d’acqua si erano disposte all’orizzonte e stavano per giungere sopra il “suo” pianoro. ‘Sapienza della natura - pensava - ‘ora le stanche zolle avrebbero bevuto, e tutto sarebbe proseguito secondo il ciclo eterno di rinnovamento e di amore! Ma ecco un bagliore improvviso, uno schianto: la folgore, racchiusa anch’essa in quelle benefiche nuvole, l’aveva inesorabilmente incenerita: e mentre la sua anima bruciacchiata si elevava verso un cielo enigmatico e greve, da quel punto altissimo poté osservare tutte le paludi più tenebrose, la savana dove si uccideva... la regola spietata del più forte, le distruzioni dei terremoti e dei vulcani. ‘Dunque - ripeteva tra sé e sé - ‘la violenza, le brutture non appartengono soltanto all’uomo... certo, le piogge di primavera sono utili; forse esiste un’eterna saggezza anche in codesti contrasti; una motivazione, un equilibrio: ma... era proprio necessario questo fulmine?
