Chi si trovasse a passare sulla strada di campagna che dal paese di C.T. porta verso la località detta: Piano dei Meli, può scorgere, fra gli sterpi e le ortiche, che crescono ormai liberamente lungo i bordi, sul lato superiore, in leggera pendenza, una pietra, con incise delle misteriose parole: “Mai più!”.
Per la verità sono misteriose soltanto per chi non conosce la disavventura successa a Bartolo, verso gli inizi del secolo scorso, in una notte di luna piena, dopo la solita sosta all’osteria.
Purtroppo, Bartolo e gli amici di allegre bevute si attardavano sempre fino oltre la mezzanotte, dopo che l’oste aveva chiuso le porte della locanda, per scolarsi parecchie caraffe di vino, giocando a carte.
E se gli altri riuscivano a non arrivare a casa all’alba, perché vivevano in paese e raramente bevevano tanto da ubriacarsi, Bartolo, dovendo percorrere qualche chilometro per raggiungere la propria abitazione, non rincasava mai prima che il sole si affacciasse al di là della cima del Monte Celado e, quel che è peggio, non sapeva fermarsi prima di raggiungere quello stato che dà l’alcool, quando viene ingerito in quantità troppo abbondanti.
La moglie lo attendeva sveglia, incapace di prendere sonno, con la speranza che almeno una sera tornasse in tempo per la cena, senza aver speso tutto quello che lei riusciva a racimolare con il duro lavoro della terra, terra dove lui metteva raramente piede, perché la mattina era sempre troppo assonnato e stordito.
Ma, puntualmente, le speranze della povera donna venivano deluse.
Così, una sera in cui la disperazione e la solitudine erano più forti del solito, nonostante la stanchezza e il timore di avventurarsi nella notte, si avvolse uno scialle attorno alla testa ed uscì, con una lanterna, dirigendosi verso il paese.
Era circa a metà strada, quando, alla luce della luna, scorse una figura barcollante, nella quale riconobbe Bartolo.
Infuriata, si mise a correre vero si lui, poi, la folgorazione…
Si arrampicò sull’erta, che costeggiava la strada, spense la lanterna, proprio mentre la luna veniva in parte coperta da una nuvola e si nascose dietro ad un cespuglio.
Quando Bartolo raggiunse il punto in cui lei si trovava, la donna uscì allo scoperto, urlando in un linguaggio incomprensibile, il viso celato dallo scialle.
Bartolo svenne.
La moglie tornò sui suoi passi e quella sera non lo aspettò alzata.
L’uomo arrivò più tardi del consueto, ma, stranamente sobrio, il viso color della cenere, prese la zappa e si avviò insolitamente verso i campi.
Non fece parola con nessuno di quella strana apparizione, ma lavorò per parecchie sere per incidere delle parole su di una pietra, levigata dall’acqua del torrente, che scorreva vicino ai suoi terreni, trascurando così gli amici, l’osteria e le carte, per molto tempo.
Un giorno, finito di incidere le parole, che pensava suonassero oscure ai compaesani, portò la pietra sul luogo dell’apparizione, di quella che, nella sua mente, ottenebrata dai vapori delle pesanti libagioni, credeva fosse una strega.
Quando, dopo quello che ritenne un ragionevole periodo di astinenza, tornò all’osteria, non eccedette più nel bere, anzi, si accontentava di qualche bicchiere, che rende il cuore contento, senza offuscare la ragione.
Non capiva, però, perché lo guardassero tutti con un pizzico di ironia, non sapeva che la moglie, per completare la giusta vendetta, aveva raccontato alle comari la sua “disavventura”, sicura che l’avrebbero riportata ai loro mariti, come, puntualmente, avvenne.
Bartolo, dal canto suo, rimase fedele alla promessa incisa sulla pietra: non si ubriacò “mai più”!
