Strumenti personali

Concorso 2009

Concorso Parole in Corsa GTT

Il mio primo cioccolato bianco belga*

di marina ventura

E’ un ricordo lontano e vicino insieme.

Mi muove la nostalgia, una dolce nostalgia … e anche un po’ d’orgoglio … è di quei ricordi che profumano di radici, di quelli che mi hanno guidato e sorretto poi, mentre mi sentivo divisa a metà. Di quei ricordi che sanno già di quel che sono oggi, di quel che mi piace essere.

Ho cinque anni, ne sono certa. Già da un po’ la fata mi ha insegnato a scrivere il mio nome, la zia Rosina a leggere l’orologio, una nonna a fare il solitario e l’altra ad usare l’ago sui suoi ritagli.

Da poco ho capito chi sono.

L’aria è fresca, odora di primavera, sa di pino la zona ombreggiata, d’asfalto e di terra quella soleggiata.

Cammino fiera nelle mie scarpette da ginnastica gialle e blu, in una delle mie prime magliette estive. Che forza la fata, che mi ha “sbracciato” sempre prima degli altri bambini, quest’anno la prima volta sotto il grembiule, di nascosto dall’ eroe protettivo …

Pantaloncini e capelli da maschiaccio, occhi a mandorla da femminuccia, sono grandi, miti e dolci, e brillano di sole.

La luce mi abbaglia, mentre mi avvicino ai giardini.

L’uomo più grande, bello e premuroso del mondo, il custode di ogni verità e di tutti i miei sogni, mi tiene per mano. Il contatto con la sua pelle arida mi fa sentire protetta. Con l’altra mano spinge la mia Bianchi: è piccola, come me, rossa, affidabile e per la prima volta ha solo due ruote.

Il sellino di pelle chiara mi ospita sicuro. Le gambette pedalano svelte, l’equilibrio già c’è. Provo a sbirciare dietro ma non posso, devo guardare avanti. “Tienimi, eh?! Non mi lasciare, non mi lasciare finché non te lo dico. Promettimelo!”

Non risponde.

Riesco a voltarmi.

Non c’è.

Sto pedalando da sola chissà da quando.  

Marina ha 5 anni, sa un po’ scrivere, un po’ leggere (anche l’orologio) e un po’ cucire.

E’ una bambina timida e matura e ora sa anche andare in bicicletta.

Accaldata dal sole e dall’eccitazione, posso tornare a casa, cercare gli occhi lucidi lucidi della fata, perdermi nel suo forte abbraccio – che viene prima, a prescindere da ogni conquista - e dirle che ho imparato, di nuovo. 

L’eroe mi ha fregato, ma aveva ragione, come sempre.

Mi guarda da lontano e sorride sotto i baffi, quelli che mi piacciono tanto.

  

* cit. Metafisica dei tubi, Amèlie Nothomb