Adesso sono seduti attorno al tavolo in cucina. Il gas è spento. Nella pentola l’acqua si è quasi tutta consumata, ma non ci sono danni. Un pompiere si prende i suoi dati e gli spiega che non c’è da pagare nulla. Lui ringrazia e resta lì imbambolato. Vorrebbe fare qualcosa: offrire un caffè o un aperitivo, ma non fa niente perché è in tilt. Gli uomini in divisa se ne vanno, lui riaccende il gas, poi si sposta nella stanza da letto e dalla finestra vede l’autoscala che parte, questa volta senza sirena.
Facciamo un passo indietro…
Un giorno qualunque infrasettimanale. Da quando è in pensione, il signor G. traffica con i fornelli e anche oggi mette sul gas la pentola con l’acqua per cuocere la pasta. E’solo in casa. Prende le chiavi ed esce per andare a svuotare la buca della posta. Soliti gesti. Anzi, no. C’è una cosa che non fa mai: ma questo gli viene in mente adesso che è chiuso fuori. Nella tromba delle scale regna un silenzio tragico, nemmeno un'anima in giro per dargli conforto. Ahi, ahi. Spinge inutilmente la porta, che non cede di un millimetro. Non è blindata, ma la serratura è di quelle buone con dei piantoni sui tre lati, che intervengono quando si gira la chiave. Solo un clic lo tiene fuori. Pensa al gas acceso e dalla rabbia gli viene voglia di piangere.
Non l’era mai successo… adesso è successo. Sì da del rimbambito. Dopo qualche minuto intravede una possibilità nel balcone del vicino di casa. Allora si attacca al campanello. Dentro all’alloggio sente una radio che parla. Insiste ma non gli risponde nessuno. Implora: “Sono il vicino, mi apra per favore. Sono rimasto chiuso fuori, ho la pentola sul gas. Devo entrare per spegnere”. Mantiene il dito sul pulsante e insiste. Poi intuisce che dentro c’è solo una bambina, forse impaurita ad aprire ad un “estraneo”. Ascoltando meglio, la sente parlare piano. Da quello che capisce pare che stia chiedendo aiuto per telefono. Benedetti cellulari, pensa, forse tra poco arriva la soluzione. Smette di suonare e aspetta fiducioso. Poco dopo, arriva un tipo mai visto, che lo copre d'insulti e si porta via la bambina. Cerca di spiegare che è tutto un equivoco, che non è un maniaco e nemmeno un pedofilo e voleva solo aiuto. Che figura, si sente male dalla vergogna.
Si siede sullo zerbino davanti alla porta, con la testa tra le mani, maledicendo il momento che è uscito da casa. Rimonta l’ascensore e si ferma al piano di sopra, il settimo. Scende la signora che abita sopra il suo alloggio. Sul suo viso si riaccende la speranza. Corre su e mentre lei sta per entrare in casa con le borse della spesa, spiega la sua situazione e le chiede di poter telefonare. Davanti all’apparecchio è agitato, s'imbroglia, non ricorda i numeri. E’ ancora sbalordito dalle minacce precedenti. Subito vuole telefonare alla moglie, poi pensa che non ci farebbe una bella figura. Infine decide che per risolvere la questione in fretta ci vogliono i vigili del fuoco. I suoi occhi si riempiono di lacrime quando lo rassicurano che verranno subito, per via della pentola sul gas. Nella fretta della telefonata, stava dando un indirizzo sbagliato , poi per fortuna ha corretto. Dopo pochi attimi i pompieri sono già in arrivo con l’autoscala e la sirena innestata. Vengono di corsa per le scale, senza utilizzare l’ascensore. Sente il galoppo che si avvicina, ringrazia la signora che l’ha aiutato a ritrovare la calma e a telefonare ed esce. Due si avvicinano alla porta e con una lastra di plastica dura tentano di smuovere il clic. La scrollano, la maltrattano senza pietà. Intanto arrivano altri inquilini che vorrebbero aiutare o solo curiosare? La porta resiste. Lui pensa che tra un po’ cominceranno a sfondare e saranno guai per rimetterla a posto.
Qualcuno consiglia di entrare dal balcone del pianerottolo delle scale. La porta è chiusa purtroppo, ma poi si trova la chiave. Da lì un pompiere acrobata si cala sul suo balcone. Anche la porta della cucina resiste. ”Dovremo spaccare un vetro per entrare”. Prima di spaccare il pompiere intravede un’altra possibilità e si arrampica sulla finestra del bagno che finalmente cede. Lui tira un sospiro di sollievo.
Tutto è cominciato quando…
Lentamente, scricchiolando, l’ascensore scende i sei piani. Arrivato a terra, il signor G. prende la posta e risale. Rientra in casa con il malloppo. Oltre il giornale, ci sono due o tre lettere, documenti del sindacato, pubblicità. Posa le chiavi nel cassetto e mentre sta per sedersi a sfogliare il giornale, si accorge che c’è anche una pubblicazione non sua. Indirizzo corso Racconigi, ecc. Come sarà finita nella sua buca, và a sapere. Subito gli viene in mente di fare un salto giù, per vedere se il postino è ancora nei paraggi. Esce e si tira dietro la porta che si chiude con un clic. Immediatamente si sente caldo, tocca in tasca: le chiavi sono rimaste nel cassetto. A volte basta un niente per vivere una brutta avventura e passare per un vecchio sporcaccione. Vero?
