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Concorso 2009

Concorso Parole in Corsa GTT

Racconti d’un senzatetto

di Paolo Francesco Bertolotti

Racconti d’un senzatetto

 

In una lussuosa casa sita nella parte più ricca di una città in cui non farò nome, viveva un uomo grande ed importante. Era un uomo potente, ma non di quelli che sono riusciti a farsi una fortuna tutta da sé, senza che nessuno gli desse un aiuto. Era uno di quei giovani che cresciuti sotto un tetto di diamanti aveva dovuto solo imparare il lavoro di suo padre e essere avviato ad esercitarlo. Era un avvocato di fama: Avvocato Francesco Russo.
Ogni giorno prendeva la sua auto nuova fiammante e alla velocità di 50km/h si recava al lavoro. Per recarsi a lavoro prendeva sempre la macchina, ma un bel giorno la sua macchina si ruppe e dovette chiamare un meccanico che la portasse nella sua officina col suo forte carroattrezzi e l'aggiustasse. Purtroppo, la speranza che fosse un guasto da poco, aggiustabile al massimo in un giorno massimo due e la risposta «No, mi spiace; dovrà pazientare minimo per una settimana, ma più probabile due. Devo farmi mandare i pezzi per aggiustarlo. Guardi qui come si è ridotto...» disse il meccanico, ma il gesto che fece Francesco Russo fece cadere il suo discorso nel vuoto.

Rassegnato, l'avvocato iniziò a farsi il cammino a piedi. Un giorno però la sveglia non suonò e si svegliò in ritardo. Il posto in cui doveva recarsi per la sua professione non era distante a patto di passare in un vicoletto a patto di passare per uno stretto e buio vicoletto pieno di miseria e di povertà.
Visto costretto decise, quasi costretto, a passare in mezzo ad esso. Si sentì fagocitato in un mondo a lui molto distante, impossibile da raggiungere se non per propria scelta. Mentre camminava a passo talmente veloce da poter dire che correva, non si sa come vide negli occhi di un reietto un qualche cosa che vedeva negli occhi di chi guardava ogni giorno tra i suoi colleghi e più intimi amici.

Non sapeva cosa fosse ma nonostante ciò si fermò, mise la mano in tasca, trasse un po' di soldi che depose vicino a questa persona. Non aveva nulla ove metterli e l'avvocato si torvo un po' d'impaccio prima di appoggiarli delicatamente vicino a questa persona. Costui non si mosse. Sembrava quasi che stesse dormendo e Francesco Russo l'avrebbe pensato anche senonché aveva visto poco prima che era sveglio e intravedeva il suo sguardo osservarlo da sotto un cappello di paglia. Impacciato Francesco Russo trasse fuori altri soldi e pensando di averlo offeso con pochi soldi quanti gliene aveva dati chiese scusa nel posare vocino a quelli di prima altri soldi.

Neanche questa l'uomo si mosse... non nell'immediato, perlomeno. Quando l'avvocato stava per riprendere la strada per giungere al suo ufficio, l'uomo si mosse rumorosamente dicendo «Grazie a te, giovane uomo di grandi speranze e grandi ambizioni». Pronunciò queste parole con una profondità che lo colpì. Rimase colpito però ancor più che aveva dato dei soldi ad un estraneo, un barbone per di più. Guardò la sua cipolla d'oro e vide che era già in ritardo e mentre stava per fare un passo verso la meta l'uomo iniziò a parlare.

«
Il sogno di gloria e di fama
fu per me una doppia lama.
Dal lavoro molto stressato
scordai color ch'ho più amato
A lei signor dall'occhio buono
le darò uno special dono.
Venga a me ancor più vicino
che le narro di me e del vino.
»

Il giovane Francesco avanzò intimorito. Giunto vicino all'uomo si fermò, poi sisedette a terra vicino al barbone al segno che gli fece. Dopo un attimo di silenzio riprese a parlare.

«
Le narro ciò, benefattore,
anche se ciò di da dolore
poiché non paghiate per l'oro
il prezzo dato da coloro
che ne son rimasti abbagliati;
saran pur i tempi cambiati
ma tal è rimasta la gente
che non da il prezzo giusto a niente.

Son passati già tre lustri
quand'ero tra i signori illustri:
ma il lavor divenne tormento
e nell'alcool mi buttai dentro.
Sotto l'influsso del mio vino
menai sia moglie che bambino.
Il rimorso qui mi divora:
or son senza più dimora
e ho perduto la mia famiglia
Questa vita non m'assomiglia,
e comunque non è più vita:
riuscissi, la farei finita.

Il suo sguardo, sa, mi rincuora...
ricorda me prima d'allora;
ma è già passata un'ora
e per lei è ora d'andare:
che le mie frasi le sian care.
»

Effettivamente era già tardi e temeva che arrivato in ufficio il suo superiore l'avrebbe rimbrottato. Arrivato in ufficio per fortuna il suo capo, occupato da chissà cos'altro non lo notò quasi. Si limitò a mandargli un'occhiata che lasciava intendere benissimo tutto ciò che voleva dire. Il giorno, nonostante si fosse preparato per andare a lavoro con largo anticipo per incontrare il senzatetto, trovando un amico che gli offrì un passaggio ed insistette nonostante gli avesse detto che preferiva fare due passi non riuscì a passare per il vicoletto e quindi a ritrovare il senzatetto. Arrivato a lavoro chiese se per il giorno successivo poteva prendersi una giornata di ferie. Tornato a casa non disse alla sua moglie di aver preso ferie e il giorno successivo uscì come se fosse stata una normalissima giornata di lavoro.

Divennero presto grandi amici parlando di storie di gente di strada e ciò che da essa si vede, ma ciò nonostante, il senzatetto non volle tornare alla bella vita per pagare per gli sbagli commessi. Restò nel vicoletto fino alla fine, e in bel un giorno d’inverno sparì d’incan