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Concorso 2009

Concorso Parole in Corsa GTT

Ricordi

di Marco Biazzi

- “Sveglia… Il pullman passa fra poco!”

 

Questa era la frase, con la quale mia madre, mi ha tolto dalle braccia di Morfeo per tutti i cinque anni del periodo più bello della mia vita: il Liceo.

Ero costretto a svegliarmi presto, poiché abitavo in un paesino e il cammino fino alla scuola comprendeva ben due bus, di cui uno da capolinea a capolinea. Il mio ricordo ricade proprio su questo: il mitico 41.

Al mattino, la mia sensazione nel vederlo, era d’odio e repulsione ma anche di speranza per qualche guasto che impedisse, o almeno ritardasse il mio arrivo alla “prigione”, ma questo non succedeva mai. All’orizzonte mi sembrava una di quelle navi fantasma, con un alone scuro che lo rendeva tenebroso. Fermato davanti a me, apriva le sue porte cigolanti; il suo interno era grigio, cupo come una chiesa sconsacrata. Il silenzio accompagnava me e i miei compagni per tutto il tragitto. Il controllore, sempre presente, sembrava un cecchino, pronto a colpire con la sua penna chiunque non avesse il biglietto. L’obliteratrice sembrava avere una bocca con denti aguzzi, pronti a mordere non solo il biglietto ma anche le dita dei poveri passeggeri. I sedili erano sporchi e scomodi, forse solo un fachiro si sarebbe trovato a suo agio.

Poi, lasciatomi a destinazione, il suo motore sembrava quasi sghignazzare mentre si allontanava.

Le cose cambiavano con il ritorno.

Sentendolo arrivare, mi sembrava di sentire una di quelle canzoni celestiali, udibili solo la domenica, alla prima messa del mattino; le porte non cigolavano più anzi, andavano lisce come se qualcuno ci avesse appena messo dell’olio. Il suo interno era colorato e profumato e per tutto il percorso era caratterizzato dalle risa e dalle battute dell’allegra ciurma. Il controllore, quasi mai presente, si era trasformato da infallibile cecchino a non vedente, chiudendo entrambi gli occhi sui passeggeri abusivi. I sedili erano secondi per comodità, soltanto al sofà di casa mia e il muovere del pullman creava un piacevole effetto massaggio.

Giunto a casa, mi dispiaceva quasi lasciarlo.

Mentre lo vedevo andar via, pensavo a come l’avrei rivisto la mattina dopo, se avrebbe portato con sé ancora la sua aura di terrore. Ma poi mi fermavo e sorridevo, il giorno dopo sarebbe stata Domenica!