Era una calda sera di inizio estate. L’umidità della pioggia dei giorni precedenti ristagnava ancora nell’aria quieta della città. La ragazza, di circa vent’anni, aveva l’espressione assorta ma felice. Quella sera era stata ad un concerto che si era tenuto in una piazza del centro e stava ritornando con il tram al quartiere di periferia in cui abitava. Sapeva che i suoi genitori si sarebbero arrabbiati, se avessero saputo che stava rientrando a casa con i mezzi pubblici, invece che con l’auto di Mirko, il ragazzo di Irene, la sua migliore amica. Mirko si era offerto di accompagnarla, come previsto, ma lei aveva preferito rifiutare perché il ragazzo aveva bevuto un sacco di birra. A dire il vero, era un po’ pentita della sua decisione: anche se Mirko le era sembrato alticcio, in fondo al tram c’erano un paio di uomini che lo erano altrettanto. Pensò che, come al solito, avevano ragione i suoi. Immaginò le parole dure di suo padre e lo sguardo ferito di sua madre se le fosse successo qualcosa:
-Dovevi chiamarci: ti saremmo venuti a prendere!- Silvia chiuse gli occhi, vedeva la scena come se stesse accadendo realmente; lei nella sala di aspetto di un ospedale e i suoi che, invece di confortarla perché era stata picchiata o stuprata da due ubriachi, le davano addosso. Sentì anche la voce di sua madre:
-Potevi restare a casa… che senso ha andare fino lì, di notte, a sentire della musica. Avresti potuto ascoltarla alla radio!-
Riaprì gli occhi. Non era stata prudente a prendere il tram, ma ne era valsa la pena. Era stata una serata incantevole. Mirko aveva portato con sé un amico da presentarle e lei lo aveva trovato molto carino, ma anche lui dopo il concerto era ubriaco e Silvia non aveva voluto chiedergli di riaccompagnarla.
Si guardò attorno, cercando di distrarsi e di non attirare l’attenzione dei due uomini. Il suo sguardo incontrò quello di un signore anziano che portava sottobraccio un involto. Lui la guardò con benevolenza e lei gli sorrise. Allora l’uomo si alzò in piedi ed iniziò a srotolare la stoffa che aveva in mano. In quel momento il tram si fermò e ripartì. La ragazza si voltò a guardare un giovane bruno ed una donna bionda, che aveva tutta l’aria di essere una prostituta dell’est, appena saliti da due porte diverse della vettura e, quando riportò la sua attenzione sull’anziano, vide che teneva in mano un violino.
La sua espressione meravigliata attirò l’attenzione del ragazzo, che seguì il suo sguardo. In quel momento l’uomo iniziò a suonare. Silvia non era un’esperta di musica classica, ma la melodia che riusciva a trarre dallo strumento, nonostante stesse suonando su un mezzo in movimento, le sembrava incantevole. La giovane bionda si sedette vicino all’anziano che stava suonando, guardandolo con aria sognante.
Silvia si accorse che il ragazzo le si era avvicinato e, come lei, ascoltava rapito la musica. Si ritrovarono a sorridersi, pensando che era così difficile, in quei tempi in cui tutti erano diffidenti nei confronti degli altri, sorridere ad un perfetto sconosciuto. Alla fermata successiva salirono tre ragazzi di colore vestiti con abiti variopinti che portavano dei bonghi posati con noncuranza sulle spalle. Si guardarono attorno con curiosità e subito si sedettero per terra, ai piedi dell’uomo che suonava il violino, cominciando ad accompagnare la musica. L’anziano sorrise e cambiò genere, passando dalla ballata romantica che stava suonando a qualcosa di più ritmato.
Silvia si accorse che anche gli uomini alticci, di cui prima si era preoccupata, si erano avvicinati e ascoltavano battendo le mani. Si rilassò. Un’esperienza che poteva rivelarsi disastrosa, si era trasformata in una festa. Vide l’autista scuotere la testa sorridendo e pensò quasi con rammarico che mancavano poche fermate al capolinea.
Quando arrivarono e la musica si fermò, tutti scesero dal tram sorridendosi e salutandosi come vecchi amici, anche se, incontrandosi il giorno seguente, non si sarebbero riconosciuti. Silvia si accorse che il ragazzo la osservava con aria accigliata.
-Abiti lontano?- le chiese. Lei indicò vagamente una direzione.
-Un paio di isolati- rispose, anche se in realtà erano sei e lui annuì, serio.
-Ti accompagno. E’ notte. Non si sa mai- lei lo ringraziò con un sorriso. Non sapeva se lo avrebbe rivisto ancora, ma era certa che nessuno dei due avrebbe mai dimenticato l’atmosfera magica di quella sera di inizio estate. Il ragazzo le tese una mano per presentarsi e Silvia rifletté sul fatto che per essere dei buoni compagni di viaggio, non è importante per quanto tempo si viaggia insieme.
Ci sono momenti, anche banali, che restano incastonati nella nostra anima come pietre preziose e lì brillano, dando luce ai nostri ricordi. E ci sono persone, che non scorderemo mai, anche se hanno attraversato le nostre vite per un breve battito di ciglia.
