RAPITA DA UN SOGNO
Dove ti ho lasciato?
Forse in uno dei miei tanti racconti mai raccontati;
in uno dei mie mille pensieri, che nella testa
hanno forme e colori, ma mai voce.
Eppure questa mattina ti ho visto:
tu e quell’inconfondibile espressione seria;
tu e i tuoi mille “perché?” che hanno sempre
accerchiato la tua vita.
Ti ho visto,
come quella volta sul pullman quando ho riconosciuto
le tue mani così
bianche, le dita affusolate ma forti, stranamente non
segnate dal duro lavoro.
Hai sempre cercato di nasconderti, ma io ti ho visto.
E anche la volta in cui ero in coda per il mio biglietto.
Anche allora ho riconosciuto il passo svelto e la falcata
di chi non ha tempo, né per sé, né per gli altri.
Sapessi quanto è stata grande la tentazione di seguirti
quella volta! Pazienza per la mia coda!
Vedere dove andavi, seguirti sperando che non
ti voltassi indietro e non mi scoprissi.
Però tu non mi vedi mai, né oggi, né quella volta.
Io ci sono, e tu non mi vedi.
Chissà se gli altri se ne accorgono?
Come quella volta in cui ti ho visto in televisione.
E’ stato talmente grande il mio stupore e così forte
la sensazione che stessi perdendo il contatto con quanto
avevo intorno.
Credevo che tutti se ne accorgessero…
“Ma come, è lui! Non lo vedete?”.
Ma nemmeno gli altri se ne accorgono.
Il tempo è passato e tutto va avanti.
Ma i miei pensieri e quei tanti racconti, continuano
nella mia mente, a dimostrazione che nulla si ferma.
E allora ti vedo.
E’ come quando sei nel dormiveglia e il sogno ti rapisce,
ti tira a sé.
Non serve scalciare o tentare di gridare;
lui ha la meglio e ti tiene lì,
in quel nulla fatto di rumori che non ci sono,
quel fluttuare di visi, persone e voci che non comprendi;
animali che ti aspettano, fiere affamate oltre la sponda
del tuo letto.
Vorresti scappare, ma alla fine cedi, sfinito, e aspetti
che sia la veglia a liberarti e a portarti in salvo.
Oggi mi ha rapita questa voglia di non fare nulla
e di fare tutto.
Ho letto i miei pensieri e, per una volta, ho deciso
di dar loro un po’ di spazio in un foglio bianco:
farli giocare, danzare e saltare fino a che ne avranno
voglia e sentiranno così di essere vivi.
La scatola della mia mente si è aperta, almeno per oggi,
in questo caldo di cemento che ti fa tenere le serrande
abbassate e sognare il mare, un po’ di vento tra i
capelli ed un ghiacciolo che cola.
Il tempo è passato e tutto va avanti.
Però tu lo sai, vero? Lo sai che un giorno ti chiederò di
provare a spiegarmi quello che non sono riuscita
a capire.
E allora quel giorno, sono certa, la tua falcata
lascerà il posto all’andatura di chi il tempo per
spiegare lo trova,
di chi saprà ascoltare i miei mille pensieri colorati,
ora non più privi di voce.
(A Luca)
