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Concorso 2009

Concorso Parole in Corsa GTT

Alla fermata del tram

di ENRICO DANNA

Eccoci. Anche questa mattina siamo tutti qui. Come sempre. Alla fermata del tram.

Sta piovendo. L’aria è fredda e pungente. La città è un brulicare di clacson. Un rumore assordante, interrotto da brevi istanti di silenzio, nel quale la calca, annidata sotto la pensilina, cerca  di esprimere parole e sensazioni.

Eccolo. IN lontananza, un rumore di ferraglie, ci avvisa che sta arrivando il tram.

L’attesa sale. Nevrotici sguardi scrutano occhi apparentemente vacui. Nulla di più sbagliato. E’ una guerra psicologica, dove anche il minimo battito di ciglia, può assumere un significato vincente.

C’è l’anziano che ha irrimediabilmente fretta, come ogni mattina. Dove dovrà andare a quest’ora? Non sono nemmeno le 8:00. Con tutta la giornata a disposizione, dove dovrà andare? Ma al mercato ovviamente. A “Porta Palazzo” dove la spesa costa meno, ma se arrivi prima riesci a trovare la merce migliore.

C’è il bancario tutto stiloso, in giacca e cravatta, con un cappotto di cashmere che stride al solo pensieri di sedersi su di un tram. “Non c’è nemmeno la prima classe” sembra voler urlare il cappotto al suo indossatore. “Dovrei sedermi lì sopra? Su quei sedili? Ma nemmen morto”…. Per sua fortuna non vi ci siederà, ma non per scelta. Sarà salito troppo tardi e rimarrà imbottito nella calca assiepata alle porte.

C’è la mamma col passeggino. Possibile che in questa giornata di freddo e pioggia debba proprio prendere il tram a quest’ora?, mi verrebbe da chiedere. Sorvolo.

Il solito gruppetto di extracomunitari è pronto a dare l’assalto alla diligenza. “Ovviamente non pagheranno il biglietto”, si legge negli occhi di chi li circonda. Odori nauseabondi di fatiche appena terminate. Di quel sudore che noi italiani non vogliamo più sentire. Ma che alla fine porta dote, per quattro miseri denari.

Il rumore delle ferraglie si fa assordante. Ci siamo.

Il freddo è pungente. Qualche fiocco di neve scende da un cielo costellato di nuvole. Brutti presagi. E la giornata ancora deve cominciare.

Si aprono le porte. E’ ora. Inizia la lotta. Nemmeno si dà il tempo di scendere e la calca inghiotte anche le speranze.

La disperata caccia al posto si conclude con la consueta maschera di sarcastica ilarità di quei pochi che sono riusciti a sedersi. “Nemmeno se mi paghi ti cedo il posto” sembrano voler urlare gli sguardi di chi si è comodamente seduto, alla restante folla.

Un’anziana donna sta cercando disperatamente un posto. Ciondola. Arranca, mentre il tram riparte. E’ troppo orgogliosa per chiedere, ma i suoi occhi parlano.

Attorno, le palpebre sembrano cercare altri orizzonti, per non incrociare le pupille di questa vecchia signora visibilmente sofferente. Possibile che nessuno le ceda il posto?

E invece: toh! Ecco! Proprio mentre rifletto su questi pensieri, si alza un extracomunitario. Stanco e sporco dopo una notte passata a lavorare, in fabbrica. E cede il suo posto. Senza parlare, solo con uno sguardo.

La signora ringrazia e si siede. Il suo respiro si cheta e i suoi occhi sorridono.

Fuori nevica.

In questo tram, è appena sorto il sole….