Strumenti personali

Concorso 2009

Concorso Parole in Corsa GTT

Un caro amico

di lido vannuccini

Sto  camminando per il marciapiede  con una gamba sola. Sono appoggiato alle stampelle, l’altra gamba non posso pienamente «caricarla » e ogni tanto mi fermo e la poggio a terra. Un incidente in macchina qualche settimana fa: una brutta frattura alla tibia. Mentre cammino a passo lento per andare a prendere il bus penso al mio passato recente e a quello remoto. Penso anche alla relazione che ho avuto con questo mezzo pubblico. Un amico fedele e puntuale! Per  tanti anni mi ha portato, prima a scuola, e poi al lavoro in ufficio. Da circa 4 mesi non lo prendo più e mi sono comperato una utilitaria per venire a lavorare. Vi è stato un motivo  per questa mia  decisione. Con la mente ritorno indietro nel tempo: tanto tempo fa! La scuola media, poi il liceo: sempre la stessa linea, lo stesso bus: il serpentone lo chiamavamo noi ragazzi essendo un automezzo snodato. Un grosso complesso scolastico il nostro, quindi tanti compagni che frequentavano la stessa scuola che con  il passare del tempo sono diventati amici. Una giovinezza serena, goliardica, chiassosa. Con Laura, compagna alla scuola media prima, poi al liceo, più che un’amicizia si era stabilita con il tempo  una reciproca simpatia; sfociata poi negli anni dell’università in un legame affettivo sincero  con tutte le premesse per un felice matrimonio. Avevamo interrotto durante gli anni universitari il percorso quotidiano sul nostro familiare bus. Dopo la laurea riprendemmo a  salire su questo mezzo. Lei per andare a insegnare proprio alla scuola media che avevamo frequentato. Io, laureato in ingegneria, tra il personale operativo di una fabbrica di componenti elettronici. Tutto proseguiva bene: un forte legame tra noi, un bel rapporto con le nostre famiglie; un felice matrimonio in vista. Improvvisamente però tutto questo ben di Dio crolla miseramente e tutto per colpa mia. Ed ecco come andarono le cose. Nell’azienda in cui lavoro non è impiegato molto personale. Tutti gli addetti però, uomini e donne, è gente ben preparata, qualificata e di giovane età. Tra noi c’è molta intesa, buoni rapporti e cordialità. Con una giovane collega, in particolare, oltre che un buon rapporto di lavoro nasce una certa confidenza e intimità. Una sera decidiamo di andare a mangiare una pizza assieme per il suo compleanno. Da parte mia  poi un invito a una cenetta a due dopo alcuni giorni. In quell’occasione anche un furtivo bacetto. Tutto questo viene riferito a Laura. Naturalmente da parte sua c’è una scenata e poi conseguentemente una rottura del nostro fidanzamento. Il bus in cui ci incontravamo quasi sempre al mattino e alla sera, mentre prima era il mezzo di trasporto che ci vedeva sorridenti e felici, e ci rattristavamo quando uno di noi doveva scendere; adesso, almeno per me, la mezz’ora di tragitto era diventata una pena e una sofferenza. Per questo motivo mi ero comperato la macchina per recarmi in ufficio. Tutti questi ricordi e pensieri  si accavallano alla mente mentre mi sto avvicinando alla fermata. Quasi sicuramente ci sarà anche lei: Laura. E’ il suo orario, se non aveva in programma delle riunioni scolastiche. Salgo con un po’ di fatica sul bus aiutato da un bravo signore. Il mio sguardo spazia subito all’interno. Ed ecco vedo Laura seduta alla metà del mezzo di trasporto. Faccio un po’ di passi a fatica, per cercare spazio, appoggiandomi sulle stampelle. Quasi senza accorgermene mi trovo davanti a lei. Lei si volta, mi vede, e subito si alza per farmi posto. Io faccio un segno con il capo per ringraziare con un leggero sorriso. Da parte sua non un cenno di risposta e labbra chiuse. Mi siedo, abbasso il capo, penso un momento: lei sicuramente non è rimasta li sarà andata più avanti. Alzo la testa e con la coda dell’occhio vedo che la sua mano, che conosco bene, è avvinghiata alla maniglia del seggiolino. Alzo ancora di più la testa, incontro i suoi occhi che indugiano a guardarmi; vedo il suo viso fattosi dolce. Io le sorrido, e anche lei apre le labbra a un timido sorriso. Alzo la mia mano, la poggio sopra la sua, lei non la tira via, anche quando accenno ad una lieve carezza. Mi ha perdonato dunque finalmente!.. Il nostro amore, spezzato, troncato improvvisamente per colpa mia, tornava a ricongiungersi, a rivivere, a rifiorire. Abbasso il capo, sento un groppo alla gola, gli occhi sono umidi e lucidi. La commozione è forte. Assieme alla commozione però dal cuore si eleva  un sentimento di liberazione e di gioia profonda. Quel bus che fu testimone  della fresca vivacità della nostra giovinezza. Che aveva cullato (per cosi dire) sui suoi sedili un po’ consunti il nascere di un amore sincero e profondo; quel bus sul quale io da alcuni mesi non salivo più; che mi era diventato ostile, avverso, quasi un nemico da evitare; adesso era ritornato il fedele amico di sempre che non mi aveva tradito! Avrebbe accompagnato ancora quotidianamente, con la sua proverbiale puntualità, un amore ritrovato. Se avesse avuto un cuore umano anche lui sicuramente sarebbe stato felice di questo ricongiungimento. Se avesse avuto la bocca per parlare avrebbe certamente detto: « Su ragazzi avanti tutta!…il passato non conta più e mi raccomando non più brutti scherzi e diserzioni verso un vostro vecchio amico! » Si caro vecchio amico bus. Dal brontolare del tuo motore si sente che ne hai fatta di strada!…e hai vetusta saggezza da vendere. Grazie dei tuoi consiglio: abbine certezza ne faremo tesoro!