Mi chiedo chi abbia deciso che a scuola si debba andare alle 8 del mattino. Io, ad esempio, darei il meglio di me se potessi andare alle 11! Come possono pretendere concentrazione e devozione allo studio, facendoci alzare alle 6 del mattino? Eh si perché la scuola poi non è mica sempre dietro l’angolo, io devo farmi almeno un’ora di pulman quando il traffico me lo consente! Quindi sveglia alle 6, colazione con mamma e papà come nella pubblicità del Mulino Bianco e dopo di corsa in piazza Martiri per prendere il 36. Mi fermo davanti al ristorante cinese e saluto con la mano il proprietario dentro il locale, possibile che sia lì dentro già alle 7 del mattino? E' proprio stacanovista, prende molto sul serio il suo lavoro.. non so nemmeno come si chiami, ma a furia di vederlo sempre lì, abbiamo creato una sorta di amicizia visiva e abbiamo cominciato a salutarci. Intanto arriva il mio amato pulmone arancione con la molla in mezzo (come ho cominciato a chiamarlo anni fa), mi spintono con la gente che cerca di arraffare ogni singolo posto e, trovato il mio, mi lascio cadere stanca. Tiro fuori il mio walkman, metto gli auricolari e sono pronta per il lungo viaggio. Come ogni mattina. Il mio pulmone gira per la piazza e dei ragazzini urlano felici dal centro dello stesso: anch’io lo facevo quando ero più piccola. E’ divertentissimo trovarsi nella parte centrale del mezzo quando questo gira; è un po’ come una giostra. Ti senti scaraventare dolcemente da una parte all’altra mentre per un attimo non vedi più la coda del pulman. Ora sono un po’ grande per gioire in pubblico, ma ammetto che ogni tanto faccio finta di non aver visto qualche posto libero, per piazzarmi nella rotonda nera e attendere la prima curva. Peccato che per il resto corso Francia sia tutto dritto! Appoggio la testa al finestrino, socchiudo gli occhi e mi lascio cullare dall’andamento molleggiante del mio pulmone e dalla musica che dolcemente filtra nelle mie orecchie. Ad un tratto, però, mi sveglio di colpo. Mi accorgo di aver il walkman spento e sento dei rumori strani, oserei dire come degli scalpitii di zoccoli. Possibile? Imprecando contro la mia solita mania di non portarmi delle pile di riserva e mettendo via il mio walkman oramai inutilizzabile, rivolgo lo sguardo verso la strada e.. quale sorpresa! Il mondo tutt’ad un tratto mi pare più grigio, riconosco a malapena piazza Massaua dal teatro (ma non era diventato un cinema?), ma soprattutto.. perché vedo una carrozza trainata da due bellissimi cavalli? Una carrozza.. in pieno corso Francia? E nessuno sembra farci caso. Mi strofino gli occhi eppure la vedo ancora, è lì di fronte a me, maestosa, come nei vecchi film e attende solo il nostro passaggio per poter avanzare nella sua direzione. Forse stanno facendo qualche prova per una rivisitazione storica di Torino, non c’è altra spiegazione. Sospiro pensando a quanto sarei voluta nascere qualche secolo prima e proseguo nel mio viaggio: il capolinea è vicino. Continuo a fissare il paesaggio è tutto mi sembra così strano, così diverso: dove sono finite le auto? Cosa ne è stato di alcuni negozi? Perché mi sembra di guardare un film in bianco e nero? E perché gli altri passeggeri sembrano diventare sempre più inquieti man mano che ci avviciniamo alla destinazione? Queste e mille altre domande attanagliano la mia mente addormentata ma non ho altro tempo per pensare, raccolgo lo zaino e mi preparo: ecco la statua di piazza Statuto ci siamo. Mi alzo e vengo strattonata e spintonata mentre qualcuno comincia ad urlare disperato, riesco ad intendere solo qualche parola come “non voglio! Per pietà ho figli!”. Cado rovinosamente dagli scalini all’apertura delle porte e mi ritrovo inginocchiata sulla ghiaia. Di fronte a me degli strani personaggi in divisa ci ammucchiano e ci mettono in fila per non so cosa. Continuo a raccogliere urla disperate e frasi senza senso come “la porta dell’Inferno! La necropoli funesta! Guardate Lucifero come ci osserva!” e comincio anch’io ad aver paura. Cosa sta succedendo? Seguo il corteo forzato e vedo che stiamo prendendo corso Principe Eugenio. La gente continua a piangere ed aver paura: io sono allibita. Riesco a capire la destinazione solo una volta raggiunto il luogo: il Rondò della Forca. Ma non è più il solito spiazzo pieno di auto rumorose e clacson urlanti però. Vedo molta gente e al centro.. una ghigliottina! Mio Dio ma dove sono finita? E’ là che ci stanno portando! Odo gli spettatori urlare “a morte i criminali!”, criminali? Ma cosa abbiamo fatto? Comincio a temere per la mia vita, cerco di scappare mentre vedo la ghigliottina sempre più vicino a me. Un omone in divisa se ne accorge e mi prende saldamente per un braccio. Cerco di ribellarmi e lui mi colpisce violentemente sul capo. Cado a terra priva di sensi per qualche secondo finché un uomo dalla barba rossa e gli occhi verdi, probabilmente un condannato come me, mi porge la mano e gentilmente mi chiede “tutto bene?” e subito dopo “biglietto per favore!”. Scuoto il capo frastornata e apro gli occhi mentre il controllore mi guarda sorridendo attendendo che io tiri fuori il mio abbonamento mensile. Glielo porgo restituendogli il sorriso e pensando “magari è meglio non leggere un libro sulla Torino magica prima di addormentarmi!”.
Concorso 2009
Concorso Parole in Corsa GTT
36
di Claudia Biscione
