Strumenti personali

Concorso 2009

Concorso Parole in Corsa GTT

Tra realtà e finzione

di Valter Giraudo

Era una normalissima sera di primavera, ma sarebbe potuto anche succedere il finimondo che nessuno se ne sarebbe accorto, intenti com'erano a discutere e ad imprecare. Lorella addirittura aveva afferrato un ferro arrugginito e manifestava apertamente la voglia di usarlo contro Giorgia, sua figliastra. Da parte sua Giorgia, cercava di pararsi da quell'ondata di parole sconce che scaturivano da quella fogna che il padre aveva per bocca.

Forse non era corretto a 17 anni passare la notte fuori con il suo ragazzo, ma non era giusto neppure fare da babysitter a suo fratello Nicolò di 3 anni, figlio di seconde nozze. A dirla tutta odiava ancora di più aiutare nelle faccende domestiche quella sciagurata della matrigna. Che diamine, Biancaneve era stata fortunata a suo confronto. Eppure qualcosa le diceva che non ci sarebbero stati principi azzurri per lei.

Tuttavia era inutile perdersi in riflessioni, ora che il suo padre-padrone si era infuriato. Era ubriaco, per cui la sua non sarebbe certo stata una normale predica leggera, sarebbe sicuramente sfociato in un massacro di botte. Le soluzioni potevano essere al massimo due: darsi alla fuga oppure rimanere e combattere. Combattere? E come? Armata di una borsetta? Contro un omone così grande? Meglio fuggire.

Giunse così la sera e Giorgia si ritrovò nei pressi della sua casa in cerca di una soluzione per rientrare. Nascosta dietro il salice piangente del vicino osservava tutti i movimenti della famiglia. Assurdo solo pensare di rientrare con il padre sveglio.

Certo non poteva rimanere lì, come un animale, per tutta la notte. La combattività del giorno era svanita con l'allungarsi delle ombre fino a mutare in una sorta di frustrazione e dolore con il comparire di uno spicchio di luna. Addirittura sentiva bruciare lacrime di disperazione negli occhi. Come avrebbe fatto? Senza lavarsi? Senza vestiti? Senza cibo? Soprattutto senza soldi! Come sarebbe andata a scuola il giorno dopo? La scuola era la sua via di fuga, il ritorno ad un’apparente normalità.

Affanculo quella donna, quell’arpia che era entrata in casa sua strappandole il poco affetto del padre. Quella donnaccia aveva ammaliato suo padre attirandolo con il sesso e aveva arraffato tutti i risparmi. E affanculo anche quell'imbecille di suo padre che l'aveva messa in un angolo per far posto alla sua novella vita rinfacciandole di essere viva.
Viva? Era davvero viva? Possibile che fosse morta lei invece della madre? Era forse all'inferno?

Fu così che pianse. E con le lacrime precipitarono anche le ultime speranze. Gli occhi le bruciavano, il naso le colava e la disperazione stava astutamente cedendo il passo ad un nuovo sentimento: la vendetta.
Ma avrebbe agito astutamente. Non aveva nessuna voglia di passare i prossimi trent'anni chiusa in qualche prigione o rifugio per matti. Che matti e matti! Era sana come un pesce e chiunque si fosse trovato nei suoi panni avrebbe ritenuto legittimo tentare di debellare quel male incurabile che era la sua famiglia. Sapeva altresì bene che non era neppure lontanamente realistico tentare di difendersi legalmente oppure appellarsi alla clemenza di qualche giudice.

Quindi addio alle regole e benvenute maniere forti. Come fare? Un incendio? No troppo scontato... I pompieri giunti per spegnere il rogo avrebbero subito scoperto l’origine dolosa. Allora cosa?? Possibile che ragionasse in maniera così semplicistica? Un avvelenamento dell'acqua? Non era forse scontato anche quello? E cosa allora? Cosa?

A quel punto le venne un'idea. Anzi L'IDEA. Non aveva da poco conosciuto quella maga che abitava in fondo al paese? Come si chiamava? Madame... madame! Oh diamine il fottuto nome della maga! Madame… Madame… ma si!!! Madame Solange. Ecco come si chiamava! In effetti le sembrava un metodo alquanto insolito e non era certa della riuscita della cosa... però tentare non le avrebbe arrecato nessun danno. Se non quello economico. Ma a questo avrebbe rimediato rubando in casa. Era il minimo che poteva fare: addebitare al padre la spesa per quel servizietto. In fondo di chi era la colpa?

Tra pensieri di maghe e risolini soddisfatti crollò in un sonno profondo ai piedi del salice piangente.

Dicono che il sonno porta consiglio. Eppure a volte inverosimilmente sono proprio i consigli che portano il sonno. E nel sonno vide la sua casa. Sua madre accasciata sulla vecchia poltrona. Il viso di suo padre solcato da tracce profonde. Tutti e due vicini al camino, in profondo silenzio. Un leggero barlume rosso a colorare i loro visi cinerei. Sulla mensola del camino un rosario e una foto. La sua.

Poi sentì lo squillo del telefono. Suo padre parve ridestarsi improvvisamente, si alzò risoluto e si recò velocemente nella stanza attigua per rispondere.

Poi riapparve e disse: “Giorgia… è morta…”.

Era stata in coma. Per cinque anni aveva solo sognato. Cinque lunghi anni…